cuore di luce

Raffinare le emozioni

Più volte e in tempi diversi, in questi ultimi anni di lavoro di gruppo, siamo stati invitati e richiamati dalle nostre guide a lavorare sulle emozioni.

Perché? E che cosa sono di così importante le emozioni?

Vorrei provare a dare la mia versione e la mia esperienza al gruppo e a chi la leggerà, per sincerarmi di essere riuscita a comprendere qualcosa, in questa Scuola della Vita che sto frequentando, che tutti noi stiamo frequentando, ma che adesso frequento con la volontà di cercare di comprendere perché sono qui, sulla terra, quali esperienze sono chiamata ad affrontare quotidianamente e perché, ma soprattutto se ne ho capito il significato, se mi ci sono calata dentro a sufficienza per misurare le mie capacità e i miei limiti.

Ogni esperienza che vivo, sia essa positiva o negativa, in ogni rapporto che ho, io mi misuro con le mie possibilità di affrontarlo, di sostenerlo e di risolverlo.

Il positivo e il negativo di una esperienza è l’accessione più comune che siamo abituati a dare alle cose che ci sembrano belle e a quelle che subiamo come brutte che talvolta però non corrispondono, anzi spesso sono proprio le cosiddette brutte esperienze che ci aprono a nuovi insegnamenti, a nuove scoperte su noi stessi.

Così definisco le mie esperienze come possibilità di misurarmi con me stessa.

Il problema centrale, grosso, è che la mia anima, la mia scintilla divina, pura energia cosmica, si trova in un corpo fisico e quindi condizionata dai suoi limiti fisici e dai suoi sensi, nonché dalle sue emozioni.

Mi spiego meglio: il mio corpo fisico e i miei cinque sensi sono mezzi di approccio al mondo, ma costituiscono per me anche un limite.

Potendo testare l’energia mi accorgo che il vedere con gli occhi e il sentire con le orecchie è comunque un modo di dare una forma all’energia mentre questa non ha forma, l’energia ha caratteristiche che vanno oltre i colori, i suoni e le forme e anche i sapori, ecco perché i sensi sono una grande possibilità ma sono anche un limite che mi impedisce un approccio più profondo con l’universo e con il Divino.

Questo vale anche per le emozioni.

L’emozione è una magia, un movimento energetico del mio plesso solare che mi desta, mi scuote, mi meraviglia, mi inonda, mi fa sentire altro da quella che sono perciò mi arricchisce di una nuova esperienza, ma nello stesso tempo mi può attanagliare, mi può impietrire, può farmi molto male, mi può schiacciare a terra come un soldato in trincea di fronte ad un attacco, mi porta ad un livello vibrazionale basso di energia di dubbio e di paura.

Ed io in quel momento non sono più la stessa persona, eppure si parla sempre di emozioni.

Nell’ultimo messaggio ricevuto ci dicono che per comprendere le emozioni il primo passo è quello di distaccarsene, che cosa vuol dire questo?

Distaccarsi dalle emozioni significa prenderne le distanze, cercare di viverle per un attimo come se non fossero le nostre. Cercando di vedermi da una prospettiva diversa.

Se provo a cambiare punto di osservazione vedrò l’accadimento in una dimensione diversa rispetto a prima e questo mi darà la convinzione che anche nel sentire, nel soffrire come nel gioire, basta spostare l’attenzione per cambiare visuale e cambiando visuale cambia l’effetto di ciò che vedo, cambia l’opinione che mi faccio di ciò che vedo.

E’ come essere a teatro a vedere una grande opera importante: se ho un posto in platea in prima fila vedrò e vivrò l’atmosfera della rappresentazione in modo centrale, quasi da protagonista, i miei sensi saranno completamente catturati dalla scena.

Ma se sono seduta nel palco laterale, più distante dagli attori e dall’orchestra riesco a seguire l’opera con un po’ di distacco, senza esserne catturata anzi riuscendo ad osservare meglio l’intera sceneggiatura e l’allestimento del palco, sentendomi meno coinvolta dall’orchestra sono libera di fare altre valutazioni su aspetti che, mentre sono seduta in platea tutta presa dal palco, mi sfuggono.

Provate come fosse un esercizio. Così accade anche nel vivere un’emozione, come nel vivere una rappresentazione teatrale, perché la vita è questo appunto: una rappresentazione teatrale di noi stessi.

Se sono coinvolta completamente in uno stato d’animo, in una emozione appunto, ne sono preda, finisco per essere quella emozione.

Mi è accaduto un’infinità di volte, e l’ho anche desiderato intensamente di sentire in pieno la gioia e l’euforia di una serata in compagnia, come la lacerazione di un tradimento affettivo.

Resta il fatto che per quanto possa immergermi nelle mie emozioni,esse non appartengono alla mia anima.

Le emozioni sono un veicolo di trasporto verso Dio: riuscire a distaccarsene per elevarsi al di sopra delle nostre emozioni ci avvicina alla Luce della nostra anima, a Dio.

Sotto l’apparenza delle emozioni si nascondono questioni fondamentali che riguardano il modo in cui elaboriamo l’energia. Ecco che quando si parla di emozioni, le sento come una prova da superare. E nel tentativo di raffinarle, la mia anima si alleggerisce, esce dall’oscurità del tormento per risplendere un po’ alla Luce Divina, essa si riappropria piano piano della sua purezza. Raffinare le emozioni ci porta a lavorare sul karma, sulla legge di causa-effetto. Se ogni comportamento provoca  una reazione energetica, imparando a gestire il mio stato emozionale, distaccandomi dalle emozioni e mantenendomi il più possibile in contatto con la mia anima, produrrò un minor karma negativo.

Ci dicono che le emozioni vanno vissute senza farsi travolgere, ci dicono che non approfondire è un limite, perciò è bene essere presenti e partecipi della propria vita emotiva, vivendo ogni stato emotivo che sentiamo, provando a viverlo con distacco.

Ci suggeriscono di rilevare i problemi senza lasciarsi travolgere, perciò è bene approfondire con interesse quello che stiamo vivendo per sentire e comprendere meglio,ricordandosi che noi non siamo i nostri problemi, bensì l’evoluzione della nostra anima passa attraverso essi.

Ci ricordano di distaccarci un po’ di più dai legami con le persone che abbiamo vicine perché quello che abbiamo intorno deve servirci solo per crescere, tenendo ben presente che la nostra anima non è quello che stiamo vivendo, ne è solo contornata e avvolta, la nostra anima è purezza.

Un lavoro sereno su di noi è possibile se ci fidiamo e ci affidiamo al nostro Spirito.

S. - 24.3.2010

I Commenti sono chiusi