cuore di luce

Sogno “attivo”

Alcuni giorni fa all’alba, svegliandomi mi sono resa conto che avevo vissuto un’ esperienza per me del tutto nuova.

Mentre sognavo ad un certo punto mi sono accorta di essere cosciente che stavo sognando diventandone, ad un certo punto, parte attiva. Da semplice osservatrice, mi sono ritrovata a partecipare ai fatti come se fosse una reale esperienza.

Camminavo in compagnia del mio compagno e un suo amico su un sentiero nel bosco, in direzione di un luogo dove c’era una manifestazione tipo sagra, concerto o qualcosa del genere. Camminando, incrociamo gruppetti di persone che discutendo fra loro  e vanno nella direzione opposta. Mentre noi procediamo in leggera salita, lungo il ciglio della strada vedo un uomo disteso a terra nell’erba. Avvicinandomi noto che è bruciato su tutto un lato del corpo. Ricordo i particolari in modo dettagliato: tronco, braccio, testa, capelli, volto, sono gravemente ustionati. Con la mano sana l’uomo si toglie delle pelloline dal braccio bruciato. Mentre l’altra mano gli manca completamente.

Mi accorgo che  è giovane, sui trent’anni, di colore.

Mi avvicino a lui e girandomi verso gli altri, confusa gli dico di chiamare un ambulanza. Gli dico, anzi grido:

<<… affrettatevi, è una situazione disperata>>.

Le ustioni erano estese e l’organismo avrebbe potuto cedere. Aveva bisogno di cure appropriate.

Mi resi conto che il ragazzo poteva morire. Ma … lui non voleva l’ambulanza e mi blocca.

Mi spiega che è clandestino. Il mio compagno e l’amico si avvicinano. Capiamo, dal suo racconto, che c’è stata una rissa e che lui l’ha causata. Deve essere un ragazzo ribelle. Probabilmente violento. Ma anche se ha fatto un bel casino, ora è a terra.

Intorno a noi non vedo tracce di una rissa. Forse era accaduto molto più su, lungo il sentiero. Il mio compagno e il suo amico si allontanano un po’ dicendo che se non vuole aiuto, lo dobbiamo lasciare in pace.

Io, poco convinta, sono ancora chinata su di lui. E mentre tento di rialzarmi in piedi lui mi allunga la mano. I nostri sguardi si incontrano. Ho chiaro nella memoria il suo sguardo. I suoi occhi chiedono. Mi chiede aiuto.

Non capisco, ha appena rifiutato il mio aiuto?

Gli altri si sono allontanati ancora di più e parlano tra di loro.

Io devo decidere. Non riesco ad abbandonarlo. Mi chiedo cosa devo fare.

La risposta arriva immediata: << agire senza agire >>. Le parole mi  risuonano nella testa.

Quello che a me sembrava necessario, cioè chiamare l’ambulanza, non era l’azione da fare.

Non era l’aiuto che chiedeva.

Stava morendo.

Lui lo sapeva e sapeva che io percepivo quello di cui aveva bisogno.

Decido di ignorare le parole degli altri che mi dicono ancora:

<<…vieni, non vuole aiuto… andiamo …>>

Ma lui vuole solo non morire solo. Ha accettato le conseguenze delle sue azioni. Accetta la morte… ma il suo sguardo mi chiede di essergli vicino. Ed io mi siedo accanto a lui.

Questo sogno si è trasformato in “sogno attivo” quando mi sono sentita di dover prendere una decisione in autonomia. A ogni domanda che mi ponevo, è arrivata subito una risposta. Dal dubbio passavo subito alla chiarezza del da farsi. E’ stato molto incoraggiante dal quel punto di vista, anche se il dolore era palpabile. Oltre alla partecipazione del dolore del ragazzo, dovevo metabolizzare l’essere stata costretta a rinuncia ad agire come mi dettava la mente e passando l’emozione attraverso al cuore, ho potuto accettare la sua richiesta.

Quello che più mi ha colpito, è stato che i miei sogni in genere sono sempre un po’ misteriosi e non ne capisco bene il significato. Questo invece è stato chiarissimo. Ricco di simboli chiaramente interpretabili con risposte immediate a tutti i miei dubbi. Un’esperienza entusiasmante. Grandiosa. Ma solo il giorno dopo ho capito a cosa mi sarebbe servita concretamente quando, aprendo la posta elettronica, ho trovato la lettera di un’amica disperata. La mente mi faceva agire. Ma ho indirizzato la mia reazione (emozione) verso il mio cuore e la risposta è arrivata subito: “agire senza agire”. Solo standole semplicemente vicina l’ho aiutata. Sono riuscita a darle calore ed era quello di cui aveva bisogno.

Maggio 2010

elvira e.

Lascia un Commento

Devi aver fatto il login per inviare un commento