cuore di luce

Lettera ai miei genitori

“I vostri figli non sono figli vostri.
Sono i figli e le figlie della brama che la Vita ha di se stessa.
Essi vengono attraverso voi ma non da voi,
e sebbene siano con voi non vi appartengono.
Potete donare loro il vostro amore ma non i vostri pensieri.
Poiché hanno pensieri loro propri.
Potete dare rifugio ai loro corpi ma non alle loro anime,
giacché le loro anime albergano nella casa di domani,
che voi non potete visitare neppure in sogno.
Potete tentare d’esser come loro, ma non di renderli
come voi siete.
Giacché la vita non indietreggia né s’attarda sul passato…” (Il Profeta – K.Gibran)

Cara mamma e caro babbo,

ho voluto in questa lettera riportare questa bella citazione di un grande maestro che è Gibran, con il cui pensiero mi sento affine, affinché possiate capire meglio come la penso.

Le agitazioni e le arrabbiature di questi ultimi giorni le sento lontane, ormai fanno parte del passato, ci siamo scusati per le pesanti parole dette perché in quei momenti la rabbia aveva preso il sopravvento. Succede, ma è stata necessaria visto che ci ha portato momenti di riflessione.

Probabilmente anche voi avete provato la mia stessa impotenza nel constatare che i propri pensieri venivano calpestati e non apprezzati solo perché non rientravano in quello che volevamo l’uno dall’altro.

Più di una volta mi avete detto che quello che pensavate era giusto per me, che lo facevate per il mio bene.

Sento questo bene, è tangibile in tutto quello che fate per me, mi sono però anche sentita privata della mia libertà di persona adulta, di poter pensare e agire con la mia testa, di accettare le sconfitte e le vittorie che ho maturato.

Le reazioni che ho avuto domenica sono scaturite dal fatto che mi sono sentita un animale in gabbia.

Comprendo che i figli vengono considerati sempre degli eterni bambini, ma non è giusto considerarli così, perché non lo sono affatto, sono solo persone come tutti gli altri.

Io credo che i figli debbano crescere con le loro forze ed essere aiutati proprio in questo e chi meglio dei genitori può farlo?

Noi abbiamo un compito importantissimo, nevralgico e nel permettere al proprio figlio di crescere permettiamo che questo faccia le proprie scelte e si assuma le proprie responsabilità.

Per questo rivendico l’interezza dei miei pensieri e delle mie azioni, qualunque esse siano, accetto i vostri consigli, e vi ringrazio per avermeli dati, ma poi voglio farmi carico delle decisioni prese, giuste o sbagliate che siano, assumendomi tutta la responsabilità.

Solo così mi sento libera di vivere la vita, di sentirmi viva, forte del fatto, come dice Walsch, che “la mia gioia è nella tua libertà, non nella tua acquiescenza”.

So che ci siete, che mi date amore e che siete sempre disponibili ad aiutarmi e di questo ve ne sono infinitamente grata, però sforziamoci ad aprire maggiormente i nostri cuori per meglio entrare in sintonia l’un l’altro, ad accettarci per così come siamo e ad aiutarci senza giudicare le reciproche scelte.

State tranquilli, non vi preoccupate per me, non ho perso la testa, anzi, ho i piedi ben appoggiati a terra come non mai, tengo conto di quanto mi dite, come ho fatto fino ad oggi, come spero domani farà mia figlia con me, però le scelte devono essere solo mie, perché è a me stessa che devo rendere conto di quello che faccio.

Datemi il vostro amore, ne ho sempre bisogno, ma lasciatemi libera di vivere quello che io sento.

Vi voglio un mondo di bene, un bene infinito…

P.

17 Settembre 2010

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