cuore di luce

Lavoro gruppo Paola - Quercianella 2011

RITIRO QUERCIANELLA 10-11-12 giugno 2011

Paola parte da un suo fatto personale per iniziare il lavoro e poi ciascuno di noi interagirà dando il suo contributo. In un ritiro 7 anni fa alla Sambuca, dopo una notte agitata, andò alla Rocca e fece alcune domande a cui arrivarono le risposte:
“chi sono io?” e “quale è il senso della mia vita?”. Con le risposte ricevute è iniziato un percorso di lavoro profondo, da qui si è messa in discussione molte volte, riflettendo su se stessa e mettendosi in ascolto della propria anima, perché non si amava e non si accettava. E’ partito quindi un lavoro di attenzione su cosa voleva, su cosa era importante per lei, maggiore attenzione non solo al suo corpo, ma all’interno, alla sua anima, alla sua essenza.
Oggi ci chiede: cosa c’è di più bello dell’opportunità in questa vita di migliorarci e di fare qualcosa per noi stessi? Nessuno può farlo per me, devo farlo io per vivere meglio, per accettarmi, per accettare le persone e le situazioni.
Cosa c’è di più bello che scoprire la propria Bellezza?

Daniele: la bellezza dell’essere è quella di potersi modificare, non prendersi come qualcosa di congelato, è riuscire a cambiare se stesso, è la capacità dell’organismo di rigenerarsi, curarsi, adattarsi, è la bellezza della complessità.
Quello che ricevo dal tuo messaggio e mi piace è l’invito a migliorare i rapporti con le persone, poiché è in questo che ho difficoltà e sofferenza.
Mi piacciono molto i tre principi di stamani (non giudicare-accettazione-no aspettative) ma ancor di più la trasformazione e l’evoluzione di me stesso.
Non ho bisogno di spiritualità, ma subisco il fascino della bellezza, di ciò che è dentro e fuori; le cose si possono prendere da un lato o da un altro, le vediamo secondo uno schema di lettura personale, la mia lettura connaturata è di non soddisfazione.
Vivo meglio da qualche anno perché ho imparato ad aver fiducia che non accadono cose solo negative, non vengono solo per farti star male, bisogna saper guardare le cose lucidamente e sapersi anche prendere le proprie responsabilità, anche se è più facile addebitarle ad altri. Ho da anni una diagnosi non bella, che è la sclerosi multipla o a placche, ma ho fiducia nella capacità dell’organismo e della mente, tanto da non farci attenzione. Fin dall’infanzia ho vissuto con sensibilità ed attenzione verso il mio organismo.
L’esperienza della Sambuca dell’anno scorso e dell’apertura del cuore mi ha riempito di energia e mi ha dato consapevolezza dell’esistenza di energie, nelle quali prima non credevo. Ho acquisito fiducia e spinta nel futuro.

Paola legge: “nella vita occorre avere il coraggio sufficiente per fare dei passi, anche se sono sbagliati. Il cammino della saggezza è nel non aver paura di sbagliare perché le delusioni, le sconfitte e i fallimenti ci insegnano che chi persiste nel suo impegno e trae profitto da ogni caduta, vincerà.1)”. Abbiamo 24 ore su 24 per sperimentarci e cambiare: il sentirsi meglio dentro è la spinta per andare avanti.
Ognuno ha la sua vita, esperienze belle o brutte, ma bisogna sempre reagire, si fa sempre un passo per andare avanti e prendere un pezzettino di consapevolezza, che si mette dentro, consapevoli di fare un cammino che serve a noi. Se c’è un minimo di consapevolezza, volontà di guardarsi dentro e di cercare, poi la pratica la sperimentiamo su di noi.
Possiamo decidere di fermarci, o di trasformarci; quando cominciamo a trasformarci stiamo meglio.

Marco: il mio cambiamento parte dalla meditazione, sono sempre stato scettico e, a differenza degli altri, notavo che con la pratica di meditazione acquisivo per me calma e lucidità. La morte di mia zia l’anno scorso e l’esperienza di dolore mi hanno dato la possibilità di muovermi rendendomi utile ma al tempo stesso di rimanere tranquillo: per la prima volta sono stato ad un funerale come se fossi ad una festa. Dal dolore e dalla staticità mi sono reso conto di potermi muovere tranquillamente in casi così gravi, e in una situazione di dolore sono riuscito a dare il 130 per cento.
La consapevolezza della morte mi ha aiutato a vivere con serenità questo evento e mi si sono aperte tante possibilità: sono cioè estremamente disponibile a fare e a prendere quello che viene dalla vita, anche se domani mi dicessero che muoio. Mi viene spontaneo prendere quello che viene, non ho problemi con l’accettazione e il non porsi aspettative; quello che ci tocca prima o poi arriva.

Paola è rimasta colpita dalla lettura del libro “Il mondo di Sofia” perché coglie l’incapacità dell’adulto di stupirsi e il fatto di dare tutto per scontato. Invece secondo lei esiste la possibilità che nasca in noi un moto, un interesse attivato da persone, libri.., e di vedere altri aspetti di una cosa o di una persona, e ci invita a tenere una finestra aperta su un mondo diverso da quello che ci viene proposto, per tornare a stupirci.

Daniele: anche la sua storia assomiglia a quella di Marco, solo che lui non era scettico quando si è avvicinato alla meditazione, ma era aperto; non ha visioni, ma sta bene.
Dopo l’esperienza della Sambuca ha avuto una gran carica, stupore e gioia.
Vive il presente, non ha pensieri; per molto tempo ha vissuto in salita, con fatica, poi ha iniziato a vivere in discesa, a togliersi i macigni che non facevano parte di lui, dipende molto da come ti alzi la mattina (da come ti poni mentalmente), tutto dipende dall’atteggiamento mentale, come ci si approccia alla cosa.

Alice: sono sempre stata una persona molto razionale e con aspettative grandi verso mio padre. Col tempo queste cose crescono fino a sfociare e ho trovato sfogo nella bulimia, una malattia che ti consuma lentamente e a questo si è aggiunto il sentirsi uno “schifo” verso chi sta male per cause naturali, senza causarselo come facevo io. Ho avuto bisogno di aiuto, ma è stato difficile chiederlo, perché ci vuole consapevolezza; mi sono avvicinata al gruppo perché penso di trovare delle risposte.
Con la consapevolezza si può iniziare, fare un lavoro, ma se non sei tu il primo a volerti aiutare, non fai niente; ho chiesto aiuto e sono stata aiutata. Sono stata ricoverata in una clinica psichiatrica e ne sono uscita diversa, ma il cammino è lungo e ci vuole tanta volontà nel proseguire. Per arrivare all’obiettivo ci vuole la consapevolezza che, anche risbagliando potrai conoscerti meglio e questo ti dà forza interiore. Il mio problema è non avere aspettative soprattutto verso me stessa e riuscire a gestire le mie emozioni.

Paola: anch’io mi procuravo il vomito perché da piccola mi costringevano a mangiare e ce l’avevo con chi, pur volendomi bene, voleva obbligarmi a mangiare per soddisfare il suo bisogno di sentirsi utile. Pensavo di avere il controllo e invece facevo male a me stessa, mi ci è voluto tanto tempo ma poi ho capito che quello era il loro modo di darmi amore. Alla fine si era creato un muro così alto che non si arrivava a niente, quindi anche io non riuscivo più a ricevere il loro amore, né a darlo. Ognuno ha il suo meccanismo di ripresa però sto imparando che gli eventi negativi non vanno accantonati ma maturati e superati.

Daniele: anche lui ha avuto difficoltà in famiglia, come secondogenito ha ricevuto meno attenzioni; succede di non capirsi e che ci sia incomunicabilità, dipende da come riusciamo a relazionarci, abbiamo idee costruite addosso. Importante è liberarsi dai condizionamenti.
In queste tre principi ci sono le modalità per stare meglio con se stessi e con gli altri, bisogna dare il giusto peso e fiducia a se stessi. Nei rapporti con se stessi e con gli altri ci sono vari modi: puoi costruire qualcosa con le cose negative oppure solo con quelle positive e lasciar perdere le altre; importante è investire per stare meglio.

Paola: ha imparato a metabolizzare quello che aveva chiuso dentro, non può più sfuggire ai suoi problemi.

Valentina: c’è dolore nello scioglimento dei problemi, ognuno trova la sua modalità; più è profondo e ti da dolore, tanto meno puoi evitarlo. Il dolore è connaturato e certi meccanismi li devi attraversare.

Paola: attraverso certi strumenti come il non giudicare, l’accettazione e il non porsi aspettative posso fare un passo verso il superamento del dolore.

Daniele: se accetto c’è meno dolore.

Marco: se prendi atto che c’è un problema sei già a metà strada.

Alessandro: la mia vita è impostata in maniera del tutto diversa: la soddisfazione dei miei desideri è una costante, al 95% se desidero una cosa mi viene data senza neanche sforzi, arriva beata. Se mi arriva qualcosa di male è perché l’ho voluto io, non ho insoddisfazione, quando taglio è perché l’ho voluto. L’unica aspettativa più difficile è la conoscenza perché è un desiderio che mi percuote, è talmente vasta che non si arriva mai a possederla. La bramosia del sapere non viene appagata perché più sai e meno sai e questo credo sia l’insoddisfazione umana.

Cristina: sono partita verso la meditazione grazie a Fabrizio, sentivo energia dentro, ero molto chiusa e non avevo rapporti. Vedevo che stando in mezzo alle persone cambiavano gli umori in base anche al mio atteggiamento e siccome mi piace l’armonia intorno a me, credo di poterla ottenere ponendomi nella maniera giusta, ma non chiedetemi come perché non lo so. Se sento tensione soffro e ricerco l’armonia, perciò mi scatta qualcosa dentro che fa calmare tutto intorno a me.
Paola: questo è il cambiamento energetico che modifica la direzione del pensiero e anche la sua energia, per cui si può cambiare l’umore negativo e passare dall’arrabbiatura verso uno stato di armonia.
Come avere meno pensieri o dirottarli da un’altra parte? La volontà fa investire nuova energia.

Daniele: bisogna affrontare in modo giusto la terapia; mi ha aiutato un pranoterapeuta, che mi ha dato qualcosa in cui credere. E’ come ci si pone con gli altri: se sorridi, prendi tanti sorrisi dagli altri.

Cristina vede che c’è tanta più disponibilità da parte degli altri, le si avvicinano di più.

Paola: nell’apertura si dà tanto, ma si riceve anche tanto.

Cristina dice che era permalosa, ma ora non se la prende più e ci scherza.

Paola: bisogna cercare di vivere con più leggerezza. Bisogna accettarsi e accettare gli altri.

Cristina: non pensa a ciò che deve fare, lo rimuove, quindi vive nel presente

Marco: non si può vivere i giorni futuri senza crearsi ansia.

Laura legge una frase del Dalai Lama che ha trascritto: “ci sono due giorni in cui non puoi fare niente: ieri perché è passato, domani perché deve arrivare. Oggi è il giorno in cui puoi fare tutto”. Sono stata in situazioni di dolore, ora invece riesco ad essere distaccata, sopra le righe, e questo mi aiuta molto. Sono una persona calma, anche in situazioni di tensione, che dentro però immagazzina stando male se non riesce ad aggiustare le cose. Tendo a non reagire emotivamente per carattere ed ho bisogno del mio tempo per elaborare la situazione, ne riparlo dopo per chiarire.

Valentina è più istintiva e questo la frega.

Alessandro dice che anche la riflessione frega.

Paola suggerisce a Laura di spiegarci la sua capacità di “distacco emotivo”.

Laura continua così: mi devo fermare da sola e ripensare a ciò che è accaduto per elaborarlo con calma, vederlo da un altro punto di vista, oppure scrivo a me stessa. Specialmente nel lavoro, a scuola, ci tengo ad instaurare un clima sereno e di dialogo con gli alunni e per raggiungerlo è indispensabile seguire una linea comune con le mie colleghe/insegnanti. E’ questo che voglio e lo ottengo.
Ho bisogno di serenità e pongo sopra ogni cosa l’interesse dei bambini e l’armonia dell’ambiente.

Paola dice che per lei invece è più congeniale vedersi in cima alla Sambuca osservando in fondo alla valle la situazione, riuscendo a distaccarsi grazie alla distanza visiva e fisica. La visione di lontananza l’aiuta a viversela meglio come se fosse fuori dal pantano.

Patrizia: io adotto un altro sistema che è quello di vivere fino in fondo le mie emozioni, poi mi stufo e mi distacco totalmente. Non si riesce a comunicare e a farsi capire perché ognuno vive soggettivamente e allora se vedo che non c’è possibilità mi distacco dalle emozioni e trovo una soluzione andando io incontro agli altri, cambiando io.

Valentina: sto vivendo un cambiamento, dopo un lungo periodo di stasi. Mi sento responsabile di ciò che mi succede, prima invece no, e ho paura di non saper gestire o affrontare ciò che viene. Utile è il non giudicarsi e il distacco, accetto il mio cambiamento perché l’ho voluto e non do per acquisito ciò che mi è arrivato.
Sono emotiva e vivo fortemente ciò che mi accade, è difficile non avere aspettative; a differenza di Alessandro ho diversi bisogni, ora però mi viene di più ciò che desidero; ho visto soffrire, poi elaborare e superare.

Alice interviene dicendo che non c’è differenza fra realizzare cose grandi o piccole, ma la ruota gira.

Valentina ribatte che lavora sul non avere aspettative, riconosce che tutto gira, ma
l’uomo ha dei bisogni e vuole soddisfarli.

Paola: quando si ha dei bisogni, perché non si è raggiunto ciò che si voleva, è necessario attivare il distacco; se prima invece ci si carica di emozioni ci si limita, distaccandoci invece viviamo con leggerezza – ci vuole volontà, ma non desiderio.

Daniele: si possono avere sogni, desideri, ma non aspettative; vivo giorno per giorno.

Valentina: occorre definire se è un’aspettativa o un progetto, ma sempre in relazione alla mia crescita; l’obiettivo è trovare equilibrio e lo sperimento, ma è un esercizio che ci accompagna per tutta la vita.

Marco: mia madre mi trattava da persona “normale” cioè io non mi sentivo speciale in quanto non sentivo evidentemente quell’alone di magia che si instaura in un rapporto madre-figlio. Questa cosa mi ha poi condizionato nei miei rapporti futuri, e solo con un lavoro personale sono riuscito a stare meglio e sentirmi accettato per come sono, capendo che lei forse riusciva a trasmettere il suo volermi bene in altri modi perché nessuno aveva fatto con lei quello che io avrei voluto.

Consapevolezza – discussione

Paola: sono consapevole che ci sono questi principi e li metto in pratica.
Cosa posso mettere in pratica per rendermi consapevole e incrementare questa
consapevolezza?

Alessandro: secondo me si arriva alla consapevolezza attraverso la conoscenza di un problema etc.., e poi c’è la tolleranza che applichi sulla conoscenza. La consapevolezza è un fiume in divenire, basata sulla conoscenza. E’ qualcosa che hai già assimilato e sei in equilibrio, così riesci a capire e a tollerare.

Valentina: più che tollerare è accettare.

Alice: tollerare è una via di mezzo.

Marco: tollerare non ti porta mai all’accettazione.

Alessandro: che è più completa.

Alice: prima c’è consapevolezza, poi accettazione.

Paola: quando realizzo che ho un problema e che dipende da me, se lo voglio affrontare ne divento consapevole; ci sono più gradi di consapevolezza. Nel cambiamento arrivo ad una conoscenza perché conosco un aspetto nuovo di me che prima non conoscevo.

Alessandro: per lui la consapevolezza è già assimilata, se c’è un problema è conoscere che esiste.

Viene fuori una domanda: quali strumenti si attivano per arrivare alla consapevolezza?

Paola: parla del capitello della colonna che c’è nella pieve di Pian di Scò, in cui sono raffigurati: un uomo nudo con degli strumenti di lavoro, simbolo del lavoro materiale, un uomo a cavallo, che rappresenta gli strumenti che ci possono aiutare, un’aquila, simbolo dell’elevazione e infine un personaggio con un lungo abito che rappresenta la conoscenza. Tutto ciò indica che ci vuole sia la pratica, che la conoscenza, è questo il senso della vita.

Valentina: per me la consapevolezza è conoscenza profonda (di un problema), distacco emotivo e accettazione, non direi tolleranza altrimenti rimane qualcosa che non hai elaborato e continui a subire.

Paola: se ho un problema, me ne rendo conto e in genere lo evito; se voglio risolverlo, ci lavoro sopra.

Alessandro: prima ne prendo conoscenza

Paola: oppure ne prendo coscienza, poi ci lavoro; lavoro su me stessa.

Alessandro: consapevolezza è un’elaborazione, è conoscenza elaborata.

Valentina: bisogna vedere le possibilità da attivare.

Patrizia: per arrivare alla consapevolezza, bisogna conoscere ed elaborare: è una conoscenza elaborata del problema. E’ una conoscenza profonda del problema con avvenuto distacco emotivo che porta all’accettazione.

Alessandro: la conoscenza deve essere più completa possibile.

Patrizia: quindi deve essere vista da tutte le sfaccettature, ma da lontano, col distacco (è uno strumento), quindi sfrondata da emozioni, ammassi vari etc…

Valentina: quando c’è consapevolezza, c’è già distacco.

Paola: alla base dell’elaborazione del problema c’è il non giudizio, l’accettazione e il non avere aspettative, sono tutti strumenti per elaborare la conoscenza e arrivare alla consapevolezza.

La discussione si è conclusa con l’elaborazione di una formula, non matematica, elaborata da Marco:
la conoscenza è composta dei seguenti strumenti: elaborazione e distacco; attraversando l’elaborazione prendiamo consapevolezza e ci distacchiamo dal problema abbandonando lo stato di bisogno perché lo accettiamo. Possiamo dire che i termini noti della seguente proporzione sono: conoscenza, consapevolezza e accettazione. Se vogliamo trovare l’incognita (noi stessi) possiamo dire che

X = conoscenza x consapevolezza
accettazione

Per quanto riguarda la contemplazione l’abbiamo condivisa elaborando ciascuno la propria esperienza su un oggetto o un’immagine a lei/lui particolarmente significativa.

Un grazie di cuore a tutti i partecipanti del gruppo e in particolar modo alle due “scrivane”, Patrizia e Valentina che hanno permesso tutto questo lavoro.
Paola

1) tratto dal libro “La donna dalla coda d’argento” di Hernan Huarache Mamani

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