cuore di luce

Lavoro gruppo Silvia - Quercianella 2011

LAVORO DEL GRUPPO COORDINATO DA SILVIA

CONCENTRAZIONE:
Sabato ore 9,00 ha inizio il lavoro di gruppo.

Silvia chiede: “Qual è la vostra esperienza personale a proposito del non giudicare, del non avere aspettative, e dell’accettazione? Potete leggere al gruppo quello che avete scritto in proposito?”

Inizia Gianna che racconta di aver avuto un grande cambiamento quando ha lavorato sulle emozioni e sugli schemi che queste le creavano. Approfondire il concetto del karma l’ha molto aiutata. Dice che per lei è difficile non fare intervenire l’egoismo e che il non giudicare nasce dall’accettare. La sua difficoltà è ritornare in se stessa dopo un lavoro energetico, cioè integrare un equilibrio tra fisico ed eterico.

Paolo,il babbo di Davide, non ha potuto scrivere, ma vorrebbe comunque portare la sua esperienza attraverso le parole: soffriva di attacchi di panico, sentiva di non stare bene, si sentiva molto condizionato e allontanarsi da casa era diventato un problema. Ha iniziato un percorso con Fabrizio dove è riuscito a scoprire una visione diversa del suo mondo. Considerava le persone intorno a sé non come possibili amici bensì come possibili nemici, si chiedeva spesso che cosa volessero da lui, era sempre sospettoso. Sentiva di durare una grande fatica. Ora sta molto meglio e gli sembra di affrontare le cose in modo migliore. Gli chiedo qual è la chiave di svolta che gli ha permesso questo cambiamento. Paolo risponde che bisogna amare le cose, amare le persone. Ancora non si rende conto di quanto riesca a farlo ma sente che quello che riesce a fare gli ha già cambiato la vita.

Chiara ha sempre sentito il bisogno di risolvere nodi che le vengono dall’infanzia. Per questo si è avvicinata alla meditazione della quale ha subito potuto apprezzare lo scorrimento dell’energia dal ch. di base al ch. del cuore, partendo da uno stato di solitudine e di paura, ha cercato la presenza di Dio. La paura era il motivo della sua ricerca: aveva scarsa stima di se stessa. Ora si sente diversa, riesce a sentire ciò che prova e ciò che fa, sente di essere, si sente più libera. Vuole essere presente a se stessa anche se sente di avere ancora molte difficoltà sulle aspettative.

Franco considera che questi 3 temi sono quelli che cerca di dipanare da tempo. Gli chiedo come si è posto in proposito e risponde di averci provato, ma sente delle resistenze in se stesso, non saprebbe dirci quanto è cambiato. Il percorso del gruppo di meditazione per lui somiglia molto ad un altro percorso di gruppo al quale ha partecipato. Dice che il Cristo per lui è sempre stato il risorto e non la Passione. Ci ricorda una lettera scritta da Padre Pio ad una suora in crisi:”Tu ti senti arida, proprio tu che mi hai insegnato a pregare!”.

Daniele C. E’ felice di notare i piccoli risultati del nostro lavoro, per lui è stato importante anche solo portare l’attenzione al respiro. Nel quotidiano trova l’applicazione del non giudicare, difficile, dice, ma crede che conti molto l’intenzione, si rendo conto di quando giudica e ci riflette. Secondo lui le aspettative le applichiamo quando non siamo presenti a noi stessi. Lui si aiuta tenendo presente l’attenzione al Cuore.

Maresco sente di non avere aspettative, si ritiene una persona semplice che trascorre la maggior parte del tempo al lavoro. Cerca di non giudicare anche se il suo lavoro lo porterebbe a farlo. Crede di essere un po’ menefreghista ma anche fortunato. Gli chiedo se porta l’attenzione a quello che fa e risponde di soffermarsi il “giusto” specie sulle cose degli altri, cerca di non farsi toccare più di tanto da cose che non lo riguardano anche se le sente, le avverte.

Paolo chiede a Maresco come fa a non farsi toccare dalle cose, a non avere aspettative familiari, quando invece persone come lui devono combattere per ottenere qualcosa che ad altri viene naturale. Chiara aggiunge che in genere è la tua famiglia che ti da quello di cui tu hai bisogno perché si ha bisogno di supporto, di apprezzamento… Maresco risponde che non ne ha bisogno ma che lo sente comunque…Chiara gli chiede se questo gli basta, se si sente appagato…Maresco dice di non sentire grandi cose ma di sentirsi sereno.

Roberta racconta la sua esperienza partendo dalla consapevolezza di aver trascorso la sua vita dicendo sempre e soltanto “si” per compiacere gli altri, per fare andare le cose secondo il suo schema, le sue immagini. Ma la vita va diversamente, ci dice, è arrivata la sofferenza che l’ha portata a guardarsi dentro ed ha visto cose che non le piacevano. Faceva molto per ricevere, ora cerca di accettare la vita così com’è, ora riesce a confrontarsi con la sua paura. Si è trovata scoperta, senza protezioni, vuota, ha anche pensato di farla finita, poi le si aperta una porta a lei sconosciuta. Ha accettato di rischiare rimettendosi in gioco, ha cominciato a vedersi come Roberta, si alzava per trascorrere le giornate con se stessa, era lei che decideva cosa fare per se stessa. Chiara le chiede: “Era uno sforzo?” Roberta le risponde che non lo era, ha scelto di abitare in una casa più piccola perché questo la faceva sentire contenuta. La nuova prospettiva la consolava finchè si è occupata della nuova casa, poi si è sentita di nuovo male. Un’amica l’ha portata sul cammino di Santiago e questa esperienza le ha tirato fuori molte cose, si è scoperta in alcuni aspetti e non si è piaciuta, si è resa consapevole delle proprie responsabilità ed ora cerca di non avere aspettative: desidera cambiare ed accettare le cose come vengono.

Giuliana ci dice di essere cresciuta senza sentirsi accettata e perciò non si accettava lei stessa, aveva molta rabbia. Conoscere il karma e la reincarnazione le hanno insegnato a perdonarsi, ha imparato ad accettarsi, a spengere l’interruttore dei pensieri negativi. Silvia le chiede come vive oggi il non giudicare, l’accettazione e il non avere aspettative. Giuliana risponde che prima era normale per lei giudicare, oggi sente che è bene non farlo. Ha avuto molte aspettative, avrebbe voluto anche soltanto essere ringraziata qualche volta…anche da parte dei nipoti.

Giulia sente di essersi sempre divisa in 2 parti: una razionale e l’altra libera. Ha sempre sentito il bisogno di conciliare la troppa razionalità con la sua parte libera. Sente di avere molte aspettative e sa di essere stata giudicante.

Silvia dice che il giudizio e le aspettative ci sono perché non ci accettiamo per come siamo, a lei è accaduto così: noi non accogliamo i nostri difetti, le nostre mancanze. Se riusciamo ad accettare noi stessi, a perdonarci, ci è più facile accettare le diversità dell’altro.

CONSAPEVOLEZZA
Silvia chiede “Sulla base di quanto avete raccontato prima, quali sono le consapevolezze raggiunte da ciascuno di voi?”

Roberta: ora si sente meno condizionata, libera di fare ciò che decide e si è attivata per non rifare gli stessi errori. Si è accorta di dover accettare anche la separazione di suo figlio perché anche lui stava uscendo dallo schema a cui aveva aderito, ora Roberta è consapevole di non soffrire più se suo figlio decide per conto proprio.

Gianna: di fondo sente di essere stata sempre molto ribelle, la rabbia la dominava, si comportava all’opposto di come gli altri si aspettavano da lei e così non era se stessa. Oggi riesce a staccarsi dalla rabbia e dalle emozioni, si sente più tranquilla, ha recuperato una parte di sé, ha iniziato a volersi bene.

Daniele C.: E’ importante per lui riuscire mostrare la parte ilare e cerca anche di esprimere la sua sensibilità, vuole poterla mostrare, non vuole essere come vogliono gli altri. Sentire che c’è una spina alla quale può attaccarsi al bisogno è una grande possibilità per lui, gli da un approccio diverso alla vita.

Maresco: Ai suoi figli non dice più di tanto perché preferisce che facciano esperienza, li lascia liberi di farsi esperienza perché è convinto che l’esperienza ci formi. Talvolta evita di esprimere la propria opinione perché si rende conto che può non essere adatta per l’altro. Crede nella solidarietà, soprattutto verso gli amici e prima ancora di giudicarli, li aiuta. Silvia gli chiede “Maresco se un bambino ti chiedesse qual è l’ingrediente giusto per questa ricetta tu che cosa gli risponderesti?”. Maresco risponde: “Non lo so non posseggo ricette giuste, so solo che sono aperto a quello che c’è oggi, domani non lo so..”

Franco: ci riporta una frase che lo ha colpito “Quanto peggiore è la persona accanto a te, tanto meglio per te” e ci dice che tanto più sei in difficoltà, tanto più possibilità hai di arricchirti, di vaccinarti, di crescere. Questo lo ha aiutato ad accorciare i tempi di recupero con sua moglie, perché così l’altro non viene ferito mortalmente. Ciascuno ha fatto un proprio percorso ma tutte le strade per lui, portano a Roma. L’importante è trovare la forza di porci domande a vicenda. La sua ricerca era quella di capire quali sono i meccanismi di convivenza: parlarsi senza ferirsi, usando parole che non creano solchi. Il nostro modo di proporsi può essere rivisto e questo non vuol dire annientarsi. Trovare nuove risorse in noi per essere buoni compagni di viaggio.

Silvia racconta un esempio propostole a suo tempo per farle comprendere quanto possano essere diversi e distanti i punti di vista, eppure sempre tutti veritieri. Così dice che se mettessimo un paio di occhiali su un tavolo e ci sedessimo tutti intorno a quel tavolo ognuno di noi avrebbe una “veduta” degli occhiali molto diversa e distinta da quella degli altri ma non meno vera, perché “dal suo punto di vista” gli occhiali gli appaiono nel modo in cui la persona li vede. Qui ci sono molteplici variabili da considerare per comprendere la diversità e la ricchezza dell’altro, a partire dalla storia familiare di ciascuno, dal carattere personale, dalle esperienze che ci hanno formati, per arrivare alla percezione del mondo esterno a noi stessi che è diversa per ognuno. Ecco perché di fronte all’altro non dobbiamo giudicare.

Chiara dice che non tutti si mettono nei panni dell’altro e Silvia risponde che sarebbe bene iniziare da noi stessi a farlo.

Franco sottolinea quanto è importante cambiare noi per cambiare l’altro.

Gianna aggiunge che le sicurezze ci tengono fermi.

Paolo dice che quando ha smesso di pretendere le risposte che voleva ha iniziato a riceverle. Quando non si crea aspettative ma sente di avere solo un desiderio, passa dal pretendere all’attendere. Ha ricevuto risposte da suo figlio quando ha smesso di chiederle. Vorrebbe stare meglio, si sta sforzando per questo e vorrebbe che stessero meglio anche le persone intorno a lui perché se lo meritano. Crede di aver raggiunto questo risultato proprio perchè non se lo aspettava.

Giuliana oggi è consapevole di esistere, non si sente più come prima solo una serva per gli altri, uno zerbino: si è accolta e sente di volersi bene, oggi pone attenzione ai suoi desideri. Dipinge, passeggia, apparecchia la tavola pensando a quello che sta facendo, si compra un mazzo di fiori perché le piacciono molto e non aspetta più, invano, che qualcuno glieli regali. Chiara le chiede qual è stato il passaggio significativo di questo cambiamento. Giuliana risponde di aver letto molto e di aver trovato molti suggerimenti nella lettura.

A questo proposito Silvia racconta di quando il suo maestro di yoga le ha insegnato a quanta attenzione si può portare nel semplice gesto di poggiare un piede a terra durante una passeggiata. Se si riesce a portare l’attenzione alla pianta del piede potremmo percepire la tipologia del suolo, il contrasto della nostra pianta che gli si adatta, il movimento della suola della scarpa, la pressione della gamba sul suolo, il corpo che si solleva a avanza… tutto questo in un solo movimento di passo…questa è meditazione , portare l’attenzione in ogni gesto, in ogni sensazione e movimento…essere presenti a noi stessi nel momento in cui siamo intenti a…

Giulia ha percepito la consapevolezza di avere il desiderio riascoltare, di percepire, di sentirsi nuova, diversa e scopre con meraviglia di fare nuovi incontri, nuove amicizie, nuove possibilità…

CONTEMPLAZIONE:
L’attenzione svela nuove consapevolezze. Silvia invita ognuno a contemplare per qualche secondo l’immagine scelta su cui portare la propria attenzione.
Nel guardare l’immagine Giuliana la vede raddoppiarsi e muoversi. Gianna racconta che, per quanto la sua immagine fosse apparentemente “pesante” l’ha vista sollevarsi sospesa nell’aria. Chi si è sentito rilassato, chi libero, chi leggero….portare l’attenzione fissa, concentrarsi all’immagine ha regalato nuove visioni, movimenti diversi, sensazioni nuove. Essere presenti a se stessi con attenzione ci porta al di là della dimensione terrena e mentale….

CONCLUSIONI:
Silvia estrapola così il sunto delle testimonianze raccolte:
Roberta: Attraverso l’accettazione di vivere fuori dallo schema che si era imposta Roberta ha scoperto se stessa e le sue possibilità.
Gianna: Ha trovato se stessa ed ha imparato a volersi bene dopo aver smesso di aspettarsi di essere accolta e accettata dagli altri, solo così si è potuta perdonare, accogliere e accettare per com’è.
DanieleC.: ha scoperto che è molto importante concedersi di essere se stessi anche e soprattutto nell’esprimere la propria sensibilità e che per poter fare questo è fondamentale essere presenti a se stessi.
Maresco: non conosce ingredienti giusti per una buona ricetta ma sente importante per lui di essere aperto al vivere l’oggi.
Franco: Nel trovare la forza di farsi le domande trova nuove risorse per essere un buon compagno di viaggio. Sente che le difficoltà arricchiscono e che se cambia lui cambia anche l’altro.
Paolo: Quando ha smesso di pretendere gli è arrivato quello che non si aspettava.
Giuliana: oggi riesce a porre attenzione a se stessa questo la fa sentire bene, le fa sentire di vivere, di essere viva, non si sente più sola, si sente presente a se stessa.
Giulia: con l’attenzione rivolta a se stessa anche Giulia sente in sé nuove possibilità.
Chiara: il disagio muove la sua ricerca che attraverso l’energia le restituisce fiducia e senso di libertà.

Silvia

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