cuore di luce

“I nativi americani: un esempio di integrazione uomo-natura”

Il momento storico che stiamo vivendo è caratterizzato da una crescente consapevolezza della necessità di tutelare l’ambiente e di trovare modalità di relazioni tra gli individui che permettano il rispetto reciproco.
E’ quindi importante trovare esempi di civiltà in cui tali obiettivi sono stati raggiunti. Nel pensiero comune, infatti, un mondo pacifico sembra un’utopia mai realizzata. Popoli considerati “incivili” possono portare, invece, una testimonianza positiva. I Sioux hanno davvero molto da insegnarci, anche se le loro tradizioni sono poco conosciute.
I film di John Ford hanno rappresentato come guerrieri spietati i Nativi Americani, soltanto con film come “Soldato blu” e “Piccolo Grande Uomo” l’immaginario collettivo ha iniziato a cambiare. “Balla coi lupi”, in epoca più recente, ha ampliato la visuale sul loro mondo e nel successivo film “Avatar” il regista ha tratto ispirazione dai valori e dal rapporto con la natura degli Indiani di America per delineare quelli degli abitanti di Pandora.
L’esperienza dei Nativi resta comunque percepita come lontana inapplicabile alla nostra società. E’ giusto allora riflettere su un sistema sociale di tipo olistico, per il quale ogni essere vivente è sacro, dall’umanità al filo d’erba, perché l’interazione armonica tra le varie manifestazioni rende possibile l’esistenza del tutto.
Un proverbio sioux cita: “Lungo il cammino della vostra vita fate in modo di non privare gli altri della felicità. Evitate di dare dispiacere ai vostri simili ma, al contrario, vedete di procurare loro gioia ogni volta che potete!”
Questa Nazione evitava la guerra e considerava valoroso un guerriero se in battaglia riusciva a toccare, con l’apposito “bastone per i colpi”, i nemici, senza per questo ucciderli. L’”Uomo Bianco” ha potuto sottometterli proprio per la mancanza di una cultura della violenza, che non ha fatto loro sviluppare armi e strategie adeguate. Il saluto rituale dei Lakota, non a caso, è “Mitakuye Oyasin”, ovvero “Siamo tutti fratelli”.
Nella tradizione sioux il guerriero non è colui che combatte, ma chi dà la sua vita e si sacrifica per il bene degli altri. Il suo compito è difendere chi non può provvedere a se stesso, le donne, i bambini, gli anziani. La realizzazione della propria umanità e il fine ultimo della spiritualità di questa Nazione è, infatti, mettersi al servizio dei più deboli. Nella “danza del sole”, resa celebre dal film “Un uomo chiamato cavallo”, il guerriero compie un “sacrificio di pelle” (che può essere compiuto anche dalle donne, con una modalità meno cruenta) per la guarigione dei malati e la protezione di tutta la tribù.
Un ciclo del rituale comprende una danza del sole annuale per quattro anni consecutivi. Il “capo” non è colui che ha più potere materiale, ma, anzi, colui che è più povero, perché dona ciò che possiede a chi ne ha bisogno, è colui che ha la saggezza necessaria per prendersi cura di tutta la comunità.
Ogni atto di un Nativo ha una valenza spirituale: ringrazia per ogni cosa di cui si serve, prega per l’essere che è stato ucciso per le sue necessità vitali e si scusa con lui, restituendo in vari modi ciò che ha tolto al creato.
Nella società sioux non esistono orfani o vecchi abbandonati, perché tutto il popolo se ne fa carico. Il concetto di famiglia, infatti, si estende a tutti coloro che condividono lo stesso percorso spirituale.
Nella lingua dei Lakota “bambino” si traduce con “colui che è sacro” e non esiste l’equivalente de “i nostri figli”, perché i figli sono di tutta la tribù. “Tutto viene da donna”, per questo niente può essere fatto contro di essa né contro i suoi frutti, che rappresentano il futuro dell’umanità. I bambini sono educati attraverso l’esempio e con il massimo rispetto verso di loro. Essi vengono subito responsabilizzati e resi consapevoli di quanto le loro eventuali azioni negative possano essere diseducative per gli altri piccoli del villaggio.
In origine la società sioux era di tipo matriarcale ed erano le donne a prendere le decisioni inerenti la vita comunitaria. Se la cultura, le tradizioni e la spiritualità di questo popolo sono sopravvissute è grazie al fatto che gli invasori hanno sterminato gli uomini, non le donne. Nella società tradizionale attuale la donna ha il compito di sostenere l’uomo, insegnandogli la sensibilità, la compassione e l’amore. La compassione è in questa ottica amore incondizionato per il Creatore, la natura, i fratelli umani e non umani.
Il femminile ha la funzione di portare equilibrio nelle e tra le persone e nella Madre Terra, attraverso l’atto della procreazione. Fumando la “sacra pipa” in cerchio si onora il patto sociale con la verità e la lealtà, pena l’allontanamento dal gruppo, al contempo ricollegandosi al Grande Spirito. Ogni momento della sua vita è per un Sioux un atto di amore e di preghiera per l’unico Essere Supremo che ci ha creato e per la sua creazione, ricordando a se stesso che ciò è possibile soltanto se si ha rispetto di sé, degli altri e del nostro pianeta.
L’American Indian Movement sta riportando nelle riserve indiane la coscienza della grandezza della civiltà che i Nativi incarnano e lottando per farla risorgere. La realtà che la cristianizzazione forzata e le politiche governative hanno creato è oggi di una desolazione assoluta, che purtroppo è sottaciuta dai media internazionali. L’Unicef stessa non può intervenire come nelle altre situazioni di criticità infantile, perché gli Stati Uniti sono un paese sostenitore. Sapremo noi, popoli “civilizzati”, fare tesoro della saggezza di questo popolo?

Cinzia Ricci
Firenze, 9 gennaio 2012

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