cuore di luce

Gianni e Clotilde

Gianni sembra reticente quando bussiamo per entrare nella camera dove, seduto al letto della moglie, tiene strette le sue mani come se sentisse di doversene separare di lì a poco. “Un caffè lo prendo volentieri, però…” ci risponde. Così andiamo in cucina al secondo piano dell’hospice. Sento gravare un peso enorme sulle sue spalle e nel suo cuore. Nonostante il controllo negativo dei primi di dicembre sul tumore della moglie, dopo pochi giorni la situazione è precipitata ed ora la sua Clotilde è qui a San Felice a Ema. Molti dei parenti con i quali ho  avuto modo di parlare in questi tre mesi di apprendistato come volontaria File, non sembrano avere molto chiaro che il ricovero del malato, qui in hospice, avviene sempre quando purtroppo le possibilità di “cure” oncologiche sono ormai inutili. Talvolta sembra che non siano coscienti di questo, talaltra si sente che percepiscono la gravità del congiunto, a volte sono pienamente consapevoli che il loro caro/a è alla fine della sua vita. Qui la cura del malato cambia aspetto e si veste di tutt’altri panni. Anziché cercare di vincere il cancro, combatterlo, distruggerlo, spesso accanendosi fino all’ultimo su corpi ormai destabilizzati fisicamente e moralmente, si cerca di prendersi cura dell’anima del paziente e tutto assume nuovi connotati. Prima di tutto viene preso in considerazione il dolore dal quale il paziente viene sollevato il più possibile e laddove questo non è possibile  (ci sono forme tumorali molto aggressive e perciò molto dolorose) il primario dell’hospice, medico esperto in cure palliative, cerca di proporre al paziente la possibilità di una sedazione totale all’approssimarsi del suo fine vita. Discorsi pesanti questi, parole grosse, dolore infinito, ma quando ci sei senti che è proprio di questo che c’è bisogno: di sentirsi accolti totalmente, dalla possibilità  di poter sostenere il dolore, al riuscire ad accettare ciò che è, al ricevere un sostegno spirituale. Allora tutto cambia aspetto, il tempo non esiste più, la compassione si presenta alla porta e avvolge tutto e tutti,  si sente l’amore per la vita che è stata e per quella che sarà. Il personale dell’hospice, dai medici, agli infermieri, ai volontari si adopra spesso su richiesta del paziente anche per sostenerlo ed aiutarlo a recuperare rapporti sospesi o interrotti dall’impossibilità a gestirli. Ecco che accettare la morte significa per il paziente sentire il bisogno di riappacificarsi con i propri cari, anche e soprattutto con quelli meno amati. In fondo morire è un fare pace con se stessi e con il mondo interno a noi…..la dimensione del morente spicca in contrasto spesso con quella del parente, dell’amato, del congiunto che ancora non accetta, non si arrende e Gianni è uno di loro. Mentre beve il suo caffè e racconta del suo amore in età matura per Clotilde, ci dice che l’indomani andrà a Milano perché gli hanno parlato di una nuova cura. Vorrei abbracciarlo, vorrei sottolineargli la fortuna che ha avuto nel conoscere questa donna che gli ha cambiato la vita e dalla quale, proprio per questo, non  ne accetta  il distacco. Ma la lezione è proprio questa: attraverso l’amore di una donna lui si è riscoperto, è riuscito a “sentire” la vita, la stessa Vita che ora gli chiede di proseguire il percorso da solo. Gianni ora è spaventato, si sente solo, ha paura, le lacrime gli scendono sul viso, è un uomo giovane come sua moglie, è un professore di scuola, è un adulto ma le lacrime gli solcano il viso. Sento una stretta al petto, vorrei abbracciarlo e dirgli quanto Amore c’è ovunque… che non si disperi …che provi ad avere fede…..ma non posso parlare, sono lì per ascoltare e sostenere con la mia presenza (per me un grande sforzo e una grande lezione di Vita: Esserci senza Fare). Così con il groppo alla gola e le lacrime agli occhi lo abbraccio virtualmente mentre sento sopra di noi una grande energia di Luce, gli sussurro:“Le stia vicino!”. Clotilde ci ha lasciati dopo qualche giorno.

Mercoledì 18.1.2012

S.F.

p.s.: per privacy i nomi Gianni e Clotilde sono stati inventati.

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