cuore di luce

Il Gigante e la Bambina

C’era una volta un Gigante che viveva da solo in un castello circondato dall’acqua. Raramente faceva scendere il ponte levatoio per accogliere qualche visitatore. Pensava e credeva che gli altri appartenessero ad un mondo diverso dal suo.
Aveva un problema, e non da poco. C’erano certe cose che lo colpivano e lo interessavano in maniera tale, che lui diventava quella cosa. Per esempio:- se si incontrava con un falegname si appassionava a quel lavoro e diventava lui stesso un falegname; se conosceva un cuoco diventava un cuoco; se si imbatteva in un pittore diventava un pittore. Incredibilmente riusciva bene in tutto e si guadagnava la stima e la fiducia di tutti, ma lui finiva sempre con l’annoiarsi, non c’era mai niente che lo rendesse contento e felice.
Lui si sentiva come l’acqua che scorre in un fiume libero e senza meta. Il problema si presentava quando, senza accorgersene, si lasciava scivolare verso la riva e finiva con il perdersi in qualche rigagnolo o pozza d’acqua, così tutto a un tratto si sentiva chiuso in quella pozza o rigagnolo d’acqua, solo, impotente e incapace di liberarsi, come l’acqua doveva aspettare che il sole la liberasse facendola evaporare, lui doveva aspettare che qualcosa o qualcuno lo riportasse di nuovo nel fiume della sua vita.

In un castello vicino al suo, viveva una Bambina. Era un castello nascosto dietro altissime mura, perché quella bambina senza saperlo temeva che qualcuno potesse carpirle il segreto che teneva nascosto nel suo cuore, così nascosto che lei stessa non era in grado di conoscerlo, ma la paura di perderlo le impediva di vivere gioiosamente la sua vita.
Per quanto fosse bella,  buona, intelligente ed amasse tanto giocare all’aria aperta assieme con gli altri bambini, lei si nascondeva, sola e triste nel suo castello a causa della paura di perdere il suo segreto.

Entrambi, sia la Bambina che il Gigante uscivano raramente dai loro castelli, ma quando accadeva, spesso si incontravano: la Bambina di fronte al Gigante si scioglieva come il burro al sole, mentre il Gigante con quella Bambina ritrovava la sua sicurezza, si sentiva forte e protettivo, capace di guidarla verso le meraviglie che custodiva gelosamente nel suo cuore. Purtroppo questo durava solo i pochi attimi che stavano insieme. Poi ognuno ritornava nel suo castello: la bambina si nascondeva dietro le sue alte mura e il gigante si isolava circondato dall’acqua. Lei soffriva perché non riusciva a confessare a nessuno il suo segreto, nemmeno a se stessa e lui soffriva perché non riusciva a comunicare il suo segreto a nessuno, entrambi avevano paura che qualcosa o qualcuno potesse rubarglielo o distruggerlo.

Il Gigante continuava a vivere all’interno del suo castello, isolato e solo, nutrendosi soltanto delle tante storie che sapeva raccontarsi. Lei invece paralizzata nelle sue paure  continuava ad essere una brava, buona e intelligente bambina  incapace però di andare in cerca del suo sogno vero. Il suo cuore piangeva e sempre più la sua vita diventava sterile oltre che triste.

Un giorno il Gigante sentì parlare di una fata che viveva in un bosco lontano, la chiamavano – la Fata del bosco immaginario.
Decise di partire alla ricerca del bosco immaginario e della fata - . Prima di trovarla dovette affinare la sua pazienza e rafforzare il suo coraggio senza mai perdere la speranza.
Finalmente si incontrarono. E lui raccontò alla Fata di quanto si sentisse solo e vuoto, lei gli rispose: - Tu sei come l’acqua: l’acqua se non segue la sua via si disperde in mille diramazioni inutili. – Tu hai un dono magico che devi imparare a conoscere e ad usare, hai il dono di sapere entrare in tutte le forme, ti adatti a queste come l’acqua si adatta al terreno che via via incontra, ma tu non puoi essere un falegname o un cuoco o altro, tutte queste forme non sono te, sono pozzanghere che ti imprigionano e ti impediscono di proseguire nella vera ricerca di te stesso. - Devi cercare un pozzo e caderci dentro, non temere in fondo troverai l’acqua a sostenerti, e questa è proprio l’essenza di te stesso. Là in fondo al pozzo troverai la forza che proviene dal tuo vero sogno e avrai chiara la via da seguire.
Il Gigante quella notte decise di restare a dormire nel bosco, Sognò di essere caduto in pozzo profondo ma di non essersi fatto alcun male, si era visto nelle sue vere vesti; era un mago che aveva il potere di trasformare le cose che immaginava in progetti concreti, e possedeva anche la magia di trasformare gli oggetti in qualcosa di fantastico.
Fu così che il Gigante scoprì di essere un mago con il potere di creare storie reali o fantastiche, ma sempre e comunque vere.
Da quel giorno non si senti più solo e non ebbe più paura che altri gli portassero via qualcosa. Il suo ponte levatoio rimase sempre abbassato.

Andò a cercare la Bambina nel suo castello, ma non riuscì a trovare una porta per poter entrare, alla fine usò i suoi poteri magici dell’immaginazione e la trovò rannicchiata in un angolo del suo castello, disperata e sola, piangeva.
Da tanto tempo non usciva più, e ormai aveva perso tutti i suoi amici. Era caduta nella disperazione nera a causa di una scoperta che aveva fatto: nessuno dei suoi amici credeva più alle fiabe, pensavano di essere cresciuti abbastanza per capire che il mondo delle fiabe nella realtà non esiste. Per questo si disperava perché pensava: ma se non credono più alle fiabe, forse, pensano che anche i sentimenti non sono veri, perché anche questi esistono solo nel mondo che ci immaginiamo  ma non per questo sono meno veri e meno importanti dello studio e del lavoro. Si domandava e si ridomandava, ma perché è tanto difficile per loro credere a questo? La bambina si era chiusa nella solitudine del suo mondo interiore, letteralmente schiacciata dal peso della ragione che accumunava gli altri. Lei era piccola e ancora non sapeva pensare e ragionare bene, ma non riusciva a pensare ad un mondo in cui l’immaginazione era bandita come fosse un animale irragionevole, non riusciva ad accettare un mondo incapace di vedere oltre se stesso.

Il Gigante si accorse di quanto amasse quella Bambina, e le propose di accompagnarla nel bosco magico dove viveva la Fata. Però le disse che l’avrebbe lasciata a un certo punto del bosco, perché ognuno può incontrare la Fata solamente se è da solo.
La Bambina accettò subito, assieme partirono e quando lei si incontrò con la Fata, questa le disse di sedere davanti ad un catino pieno d’acqua e di guardare dentro: - la Bambina si vide rinchiusa nella fortezza, che da sola si era costruita, entrava poca luce dalle strette finestre,  tanti rumori che provenivano dall’esterno, piacevoli e belli, purtroppo non penetravano nella fortezza del suo castello.
Allora la Fata le disse di percepire le sensazioni che tale visione suscitava in lei. Fu così che la bambina ritrovò il suo dono naturale dell’immaginazione e  cominciò a vedere la luce, e i rumori che entravano nel suo castello e nel suo cuore. Quando la Fata la invitò a guardare di nuovo nello specchio d’acqua lei vide che le mura che circondavano il suo castello non c’erano più, ora grandi finestre si erano aperte e accoglievano la luce del sole, assieme al cinguettio di uccelli e grida di bimbi che correvano ovunque, riempiendo di gioia il suo castello.

La Bambina era felice ma non ancora abbastanza, per questo chiese alla Fata se poteva aiutarla ancora:- la Fata le chiese di pensare al suo desiderio che in quel momento sentiva nascere spontaneo dal suo cuore. Quindi la invitò a guardare di nuovo nello specchio d’acqua del catino, e la Bambina si vide accanto al Gigante. Erano attorniati da tanti bambini che stavano ascoltando le fiabe che loro gli raccontavano, quelle fiabe uscivano dai loro cuori traboccanti di gioia infinita, entrambi erano felici e non avevano più paura di perdere niente, avevano capito che si ha paura di perdere solo quelle cose che ancora non si conoscono e che peggio non riusciamo nemmeno ad immaginare. E’ il credere che queste non possono appartenerci o che peggio non esistano né dentro né fuori di noi. E’ proprio questo che fa nascere e crescere tutte le nostre paure. Dunque è per nascondere la nostra paura a noi stessi e agli altri che costruiamo i nostri castelli e li circondiamo da alte mura o di acqua, in modo che nessuno possa entrare a salvarci. 

Questa è la mia storia, ma è anche la tua storia e quella di tutti, perché  parla del problema che ci affligge tutti quanti: - trovare il nostro vero sogno - .
Solo cercandolo lo si può trovare, basta non fermarsi nel proprio castello isolandosi o barricandosi in esso, perché in  questo modo paradossalmente ci isoleremo nella paura di perdere il nostro sogno.  
Graziella

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