cuore di luce

La Fata Fiducia

C’era una volta un re, intelligente e buono che amava i suoi sudditi e desiderava che, nel suo regno, regnasse sovrano l’ordine e l’armonia, perché pensava che tali basi assicurassero al regno prosperità e creatività.
Da qualche tempo però il re si era accorto che nel suo regno doveva esserci qualcosa che non funzionava più molto bene.
Fece accurate ricerche e infine scoprì che i suoi sudditi non avevano più fiducia in se stessi, non si fidavano più degli altri, e non speravano in un futuro migliore, tutto questo ed altro, stava indebolendo la fiducia verso il loro re, ma la cosa più grave era che avevano perduto l’amore verso la vita.

Pensò e ripensò, e infine decise che dal suo regno doveva essere fuggita la Fata Fiducia, per cui bisognava mandare qualcuno a cercarla. Ci voleva un eroe, forte e coraggioso, con un cuore candito e puro.
Finalmente si presentò un cavaliere con tutti questi requisiti: partì alla ricerca della Fata Fiducia, armato di spada (la sua acuta intelligenza), armato di coraggio e dall’ardire del suo cuore, a cavallo di uno stallone bianco (il suo corpo fisico).

Arrivò in un paese che non conosceva e provò a domandare se qualcuno avesse sentito parlare di una Fata di nome Fiducia. Nessuno sapeva niente di fate e non conoscevano nemmeno la parola fiducia.
Scoprì che in quel paese non erano coscienti della propria individualità, Vivevano mescolati assieme, senza volontà personale, nessuno era capace di distinguersi dagli altri, nessuno pensava con la sua testa, sembrava che non si accorgessero nemmeno di vivere, mancava loro il senso di appartenenza, non  sentivano di far parte né del luogo, né della comunità in cui vivevano. Non erano coscienti di esistere. Quando qualcuno decideva di fare qualcosa, gli altri seguivano docili, senza domandarsi perché e a cosa serviva quello che stavano facendo. Era come se non fossero coscienti di quello che pensavano e di quello che volevano, per questo agivano secondo la volontà degli altri ignorando se stessi. Fiducia e fede erano parole senza significato.

Il cavaliere decise di riprendere la sua ricerca. Arrivò in un paese che sembrava abitato da fantasmi. Vivevano tutti barricati nelle loro case e uscivano solo per recarsi a lavoro e per le strettissime necessarie commissioni, poi di nuovo si rintanavano in casa, perché credevano  così di potersi difendere dalle intrusioni degli altri.
Al cavaliere fu chiaro che anche in quel posto la Fata Fiducia non poteva esserci, perché stavano coltivando la sfiducia.

Arrivò in un paese dove, al contrario, tutti vivevano fuori casa, correvano sempre ed avevano mille cose da fare, dovevano comprare e possedere più cose possibili, perché pensavano che la felicità dipendesse dal possedere tante cose, e chi ne aveva di meno sicuramente era infelice.  Alla fine non sapevano più dare e non erano più capaci di ricevere, proprio a causa del loro sforzo di possedere, e di accumulare cose che non avevano niente a che fare con la felicità. Anche loro non erano coscienti di esistere.

Decise quindi di ripartire e si ritrovò in un paese in cui ogni individuo non si sentiva mai all’altezza del compito che gli veniva assegnato. Infatti si chiamava “Incapacità”. Sentendosi incapaci pensavano che niente potesse appartenergli. Anche loro non sapevano né dare né ricevere, perché in entrambi i casi si sentivano incapaci.
Il cavaliere pensò che in quel paese mancavano di autostima e anche loro avevano perso la Fata Fiducia. Fede e fiducia  non appartenevano al loro modo di pensare.

Arrivò in un paese in cui nessuno aveva maturato il senso del limite, si sentivano spinti a fare sempre di più, il loro motto era – chi si ferma è perduto – stavano soffocando il piacere che è il seme della vita, e con esso il desiderio e la volontà.
La fiducia anche per loro era pura fantasia.

Infine arrivò in un paese, in cui tutti si rifiutavano di accettare la verità, prima di fermarsi e guardare e semplicemente vedere quello che stava davanti ai loro occhi, preferivano crearsi  delle illusioni, il cui scopo principale era quello di incantare, o meglio di incantare se stessi. Si nutrivano di illusioni e di  bugie e poi le affermavano come verità assolute.
Tristemente vivevano, vagando qua e là, erano diventati ciechi, per non guardare quello che non volevano vedere. Anche da quel paese il nostro cavaliere dovette ripartire.

Finalmente arrivò in un paese dove lo accolsero come un re. Avvertì subito un’aria di fiducia, di autostima e di fede che accumunava proprio tutti. Ogni abitante esprimeva amore in tutto quello che faceva ed erano persone splendide e felici.
Si erano liberate dalla schiavitù delle regole sociali fatte dagli uomini, mentre sapevano affidarsi con fiducia e fede all’ordine superiore divino, con piena consapevolezza e accettazione di se stessi e della vita, per questo, apparivano tanto sicuri di sé.
Il nostro eroe voleva saperne di più, e decise di fermarsi un po’ più a lungo in quel paese.
Scoprì che avevano un grande rispetto dell’ambiente in cui vivevano, amavano la terra come si ama una madre, sempre pronta ad accogliere e a proteggere tutti, donandosi interamente ad ognuno, e loro con altrettanto amore e fiducia  si donavano ad essa.
Nello stesso modo sapevano rispettare ed amare i loro corpi fisici, perché sapevano che in ogni corpo, come nella terra esiste Dio, una scintilla divina, nascosta dentro ogni forma fisica che illumina e guida tutti e tutto verso un’unica direzione, verso la felicità eterna. Il loro vero segreto consisteva nell’essersi riuniti con la madre terra e il padre cielo. Per questo nessuno sentiva il bisogno di possedere e di difendersi da niente. Non si sentivano mai minacciati dagli altri e dal mondo di fuori, sapevano che le minacce sono solo stimoli per migliorarsi e progredire, ogni problema va affrontato, con coraggio e senza paura, tutto alla fine finisce, e rinasce nuovo.

A questo punto il cavaliere decise che era giunto il momento di tornare dal suo re.
Arrivato al cospetto del re gli raccontò, che cercando la Fata Fiducia aveva scoperto tante cose. Per esempio che chi non ha volontà, nemmeno ha coscienza di se stesso, e non può avere nemmeno fiducia e speranza che qualcosa possa cambiare in meglio. Non crede nelle fate e tantomeno nel loro potere.
Se manca la fiducia si perde anche la fede e senza queste due qualità non si può essere coscienti di noi stessi, e alla fine si perde perfino il diritto di esistere e si diventa  incapaci sia di dare che di ricevere,
Il re si rese conto di come stavano realmente le cose nel suo regno. E domandò, ma cosa possiamo fare?  Il cavaliere gli rispose che in quel paese, davano molta importanza al corpo fisico, lo amavano e lo rispettavano al pari della terra, vivevano senza reprimere emozioni e sentimenti, che mostravano senza censure e riserve, per questo erano sempre felici. Tutti credevano alle fate, ed ognuno aveva una fata a cui chiedere aiuto nei momenti di bisogno. Basta credere e ascoltare e fidarsi delle fate. Questo era il loro segreto, disponibile e di facile accesso a tutti.
Graziella

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