cuore di luce

Le tre sorelle

C’era una volta tre sorelle che vivevano assieme: una si chiamava Intelligenza, la seconda si chiamava Lavoro, e la terza si chiamava Fantasia. Vivevano in perfetta armonia, perché Intelligenza era brava ad amministrare i soldi, Lavoro badava ai lavori domestici e Fantasia, quella più piccola, rallegrava la casa con in suoi racconti fantasiosi.
Un giorno però non si sa come, tutte e tre cominciarono ad annoiarsi, non riuscivano più ad interessarsi a niente: Intelligenza si era stancata di studiare, di cercare di capire e di sapere sempre tutto, e sempre di più. Lavoro non sopportava più i soliti lavori, sempre gli stessi senza mai uno stimolo diverso, e Fantasia non aveva più storie da raccontare, la sua immaginazione stava esaurendosi.
Un giorno sentirono dire che in un bosco lontano viveva una Vecchina che sapeva dare consigli importanti a chi le faceva domande importanti.
Tutte e tre decisero di partire alla ricerca di questa Vecchina che in realtà era una Fata.
Strada facendo ognuna pensava alla domanda da porle. Arrivate dalla Vecchina Fata, Intelligenza le domandò: - come mai la mia vita da soddisfacente che era, tutta a un tratto è diventata noiosa e soprattutto priva di senso? Lavoro le domandò perché non aveva più interesse verso nessun tipo di lavoro? E Fantasia le domandò come mai non trovava più storie nuove nella sua mente da raccontare? La Vecchina Fata, rifletté a lungo e poi disse loro: - dovete partire, ognuna da sola in cerca del proprio bosco, e là dovete fermarvi fino a quando non avrete trovato quello che vi manca per essere felici e dare un senso alla vostra vita.

Intelligenza fu la prima a partire. Vagò in lungo e in largo alla ricerca del suo bosco, domandò e cercò senza mai scoraggiarsi e perdere la speranza di trovarlo.
Quando lo trovò senti che quel bosco rappresentava qualcosa di più della sua casa. Cercò subito un riparo per poter passare la notte in sufficiente sicurezza e tranquillità. Poi si addormentò e sognò tante cose, che però il mattino dopo non fu in grado di ricordare.
La sua prima giornata nel bosco, pensò che dovesse cominciare con l’organizzare la sua vita per sopravvivere in quel luogo.  Ma appena aprì gli occhi  si sentì sprofondare nella bellezza e nel silenzio, misterioso e totalmente appagante, di quel bosco magico, solo dopo un po’ di tempo riuscì a riprendersi e cominciò a pensare alle cose pratiche: prima che tornasse la notte doveva trovare o costruirsi un riparo per proteggersi dagli ospiti sgraditi, e poi doveva occuparsi del cibo, perché senza mangiare è difficile vivere. Si inventò delle trappole per catturare qualche piccolo animale e le piazzò in certi punti strategici che con la sua intelligenza pensò fossero quelli giusti.
Quando tutto questo lavoro fu finito, non ebbe altro da fare che guardarsi intorno. Cominciò a meditare, cioè smise di pensare nel suo modo consueto; invece di guardare e osservare ogni cosa nella sua forma esterna e studiarne il comportamento, entrava dentro tutte quelle cose vive del bosco. Improvvisamente non si senti più sola, non avvertiva più quella solitudine profonda che la isolava dagli altri e perfino da se stessa. In quel bosco, ora, lei si sentiva accolta ed amata, senza sapere perché e come mai, percepì di essere un tutt’uno con il bosco.

Lavoro parti poco dopo Intelligenza. Anche lei faticò molto prima di trovare il suo bosco.
Appena arrivata, cominciò subito ad organizzarsi, capì che doveva costruirsi qualcosa che assomigliasse ad una casa, e con le sue qualità manuali le fu facile trovare il materiale adatto, poi cominciando ad apprezzare la sua intelligenza, (che mai aveva pensato di avere) escogitò un modo per procurarsi il cibo necessario. Fatto tutto questo, però, dovette costatare che le mancava ancora qualcosa, proprio non riusciva ad immaginarsi cosa. Cominciò a guardarsi intorno, e scivolò fuori dai suoi pensieri ordinari – si trovò a meditare sulla bellezza, specie di quell’albero che si trovava proprio davanti alla sua casetta: prima di tutto notò la sua forma bella e perfetta, sentì la forza che esso prendeva attraverso le sue radici dalla terra, e con quanta grazia vibrava e si apriva per accogliere la luce ed il calore del sole, e percepì anche quanto, quell’albero fosse felice, con i suoi rami pieni di foglie, sempre pronto a dare un riparo a chi si fermava vicino a lui.
Il giorno dopo continuò a contemplare l’albero, e pensò a quante cose l’uomo riesce a fare con il legno degli alberi.
Il giorno seguente, il suo pensiero la portò ancora più lontano: pensò che nel bosco, come nel mondo, tutte le cose iniziano e si trasformano e quando il loro ciclo vitale finisce, ricominciano a vivere in altre forme. In quel bosco ciò che finiva si era solo trasformato in qualcos’altro di utile per altri: il legno bruciando si trasforma in fumo e in cenere, quel legno continua ad esistere anche se ora appariva sotto altre forme; pensò alla vita e alla morte, quanto queste ora le apparissero diverse. Aveva sempre considerato la morte come negazione della vita, e ora  invece in quel magico bosco, vedeva la vita e la morte, due semicerchi che unendosi assieme si completano e assumono la forma di un anello, impossibile distinguere l’inizio e la fine di entrambe. La morte esiste  perché c’è la vita, e la vita senza la morte non ci porterebbe la consapevolezza di niente.
Guardando ancora il bosco le apparve chiaro come tutto si muove secondo un ordine preciso e perfetto che certo sfugge alle nostre menti limitate umane.
Per la prima volta in vita sua si sentì protetta da tale ordine, sentì di essere una parte infinitamente piccola ma integrata nel magnifico disegno che è la vita.

Per ultima partì Fantasia, anche lei dopo una lunga ricerca trovò il suo bosco. E appena arrivata si addormentò, dormì di un sonno profondo e senza sogni. Al mattino, quando si svegliò, si sentì immersa nella bellezza e si lasciò sprofondare nella pace infinita e nella quiete profonda di quel luogo, ma questa beatitudine le durò solo fin verso mezzogiorno, quando il suo stomaco cominciò a reclamare il suo legittimo bisogno di cibo. Come le altre sorelle doveva trovarsi un riparo e del cibo per nutrirsi. 
Dalle alte vette della beatitudine precipitò nella cruda realtà delle necessità di sopravvivenza. Ma prima che sopraggiungesse la notte anche lei riuscì ad organizzarsi in tutto. Si addormentò stanca e forse un po’ meno felice di quando era arrivata, ma molto più soddisfatta di se.
Quella notte sognò la sua casa e le sue sorelle: vide Intelligenza che voleva sapere e capire sempre di più, e per la prima volta in vita sua sentì dentro di se un impulso, mai provato prima, ora, anche lei voleva sapere e capire, cominciando già da quello che le stava intorno. Vide anche l’altra sorella, sempre presa dai suoi tanti lavori: lavare, stirare, fare da mangiare e perfino cucire e qualche volta ricamare, sorrise pensando a quanto le sembrava strano che una persona facesse tutte quelle fatiche e fosse anche contenta. Ma ora che era sola nel bosco, scoprì che le mancava quella operosità intorno.
Non era solo questo che lemancava, per quanto si trovasse in un bosco meraviglioso, proprio da fiaba, a lei non veniva in mente nessuna storia fantastica. Ma come mai la Vecchina Fata non le aveva detto niente al riguardo? Per la prima volta si sentì sola, senza nessuno vicino e senza sentire niente dentro se stessa.

Al contrario Intelligenza, non solo non si sentiva più sola, aveva perso anche quel senso di isolamento che la separava sia dagli altri che da se stessa. Stava apprendendo l’arte di meditare, cioè di vedere le cose non come ci appaiono davanti agli occhi, bensì come esse sono dentro: guardando per esempio un albero, non sapeva come ma ci entrava dentro fino a cogliere l’essenza di esso; ogni tanto si affacciavano delle bestie feroci, e tenendosi alla giusta distanza riusciva ad entrare anche in quelle: percepì la forza del loro istinto di conservazione e di amore verso la vita, mentre in una lepre scoprì la paura che paralizza ma al tempo stesso percepì il suo coraggio intatto per difendere i suoi cuccioli quando li sentiva minacciati da qualche pericolo.
Ogni giorno sentiva nascere qualcosa dentro di se, sentimenti sconosciuti mai provati prima, che risvegliavano il suo cuore e davano alla sua vita un significato completamente nuovo.
Scoprì anche che ogni animale era al tempo stesso preda e predatore, eppure tutti vivevano in pace e mangiavano quando avevano fame. Mentre nel mondo degli uomini, specie di quelli più intelligenti si vive nella paura di non avere sufficienti soldi per poter soddisfare i propri bisogni.  Gli uomini credono che per poter sopravvivere si debba avere più dell’altro e non si accorgono che si condannano a vivere peggio di un animale.
Pensava, ma allora, a questi uomini intelligenti cosa gli è servito studiare tanto? Con questo interrogativo si addormentò e al mattino quando si svegliò anche lei pensò alle sue sorelle.

Lavoro aveva scoperto la musica della natura: dal canto degli uccellini, al barrito di un elefante, al ruggito di un leone, erano suoni così in sintonia tra loro da formare un’unica melodia.
Il suo lavoro, ora nel bosco consisteva nello scoprire la sincronicità, certe cose notò entrano in rapporto tra loro in un sincronismo misterioso, che sicuramente avrebbe fatto spremere il cervello ad Intelligenza. In quel bosco niente accadeva a caso, c’erano risonanze che apparivano dal nulla e creavano armonie inaspettate e insospettate.  Le venne da pensare, il lavoro cosa ha insegnato agli uomini?
Prima di tutto a me ha insegnato ad organizzarmi con metodo e disciplina, inoltre è necessario stare attenti a quello che si sta facendo, sia per imparare che per portare sanamente a termine il lavoro. Sicuramente lavorare per lei era stato importante ma solo fino ad un certo punto, poi le era venuto a mancare qualcosa,  ed ora era nel bosco per scoprire cosa. Ad un tratto lo seppe; le mancava l’armonia della poesia e dell’arte. Nel bosco aveva scoperto che dal più piccolo filo d’erba, ad un insetto, ad una bestia feroce, tutti  potevano muoversi nel loro spazio e condividere lo spazio degli altri, e sempre in armonia gli uni con gli altri. Seppe che la sola intelligenza non basta, per comprendere tutto, perché la mente vacilla di fronte a tanto ordine e bellezza.
Dunque agli uomini manca la poesia e l’arte per potere finalmente vivere felici.
L’arte non nega la diversità, anzi la integra assieme: un quadro, una melodia, una poesia, sono l’insieme di tanti elementi diversi che si esprimono in un disegno unico, cioè mostrano un insieme composto da tante parti diverse, ogni melodia o poesia e qualsiasi forma d’arte ci danno un senso più completo, rispetto ad un singolo particolare isolato dal disegno di cui è parte. Questo era sfuggito a lei e alle sue sorelle. Fu così che cominciò a pensare a loro; chissà se Intelligenza isolata e sola nella sua ricerca di sapere avrà scoperto il piacere della poesia, e ricordando Fantasia si domandò se fosse riuscita a sopravvivere nel bosco, lei così poco intelligente, e così inesperta rispetto alla fatica del lavoro.

Fantasia stava bene, anche se cominciava a rendersi conto della tragedia che era la vita. Ogni giorno c’erano tante cose nel bosco che nascevano ed altrettante che morivano, non aveva mai pensato a questa duplice e quasi contemporanea realtà. Lei aveva sempre guardato tutto dall’alto, dal tetto della sua fantasia, evitando accuratamente di scendere nella cruda e dura realtà della vita. Ma ora proprio nel bosco era piombata sulla terra e stava scoprendo che la vita è regolata da una forza strana, un’attrazione che attira i maschi alle femmine ad unirsi assieme, aveva visto anche come ogni specie di animale è attratto solo dal cibo giusto per lui, e come ognuno si comporti a seconda della sua specie, tutto si muoveva in quel bosco magico secondo un ordine prestabilito e perfetto. Anche lei si sentiva magica perché attraeva vicino a se certi animaletti che incuriositi, sempre più le si avvicinavano.
Il mondo dunque era governato dalla magia, era fatto di vibrazioni sottili, di suoni che si attiravano l’un l’altro fino ad entrare misteriosamente in risonanza tra loro, componendo una sinfonia sempre più ampia, un’armonia perfetta senza la minima forzatura e stonatura. Per la prima volta sentì dentro di se vibrare il suo cuore, come se cantasse all’unisono con tutti gli abitanti del bosco. Ma ad un tratto anche lei si sentì invadere dalla nostalgia di casa e delle sue sorelle.
Intelligenza ritornò per prima a casa. In attesa del ritorno delle altre, continuò a vivere come viveva nel bosco: libera dal dover pensare, dal dover per forza capire e cercare il perché di ogni cosa.
Seduta sul dondolo del balcone di casa, si sentì libera come un gabbiano, volava nel cielo libera e leggera, sentì una valanga di idee nuove pioverle nella testa, la sua mente intelligente si era liberata da tutti i suoi condizionamenti ed ora volava in alto in cerca di nuovi sogni. La sua mente aveva superato i limiti di se stessa, ed ora vibrava nello spazio, portandosi dietro un corpo leggero e felice, ricco di milioni di sensazioni che aprivano il suo cuore portandole nuove conoscenze e tanta felicità.

Lavoro tornò per seconda; luminosa e felice come mai era stata, era nata in lei la luce della consapevolezza, che possiamo definire come una forza naturale in azione, priva di limiti perché in contatto con l’infinito, sentiva di essere un tutt’uno con le sue sorelle e con tutto l’universo.

Fantasia arrivò per ultima ed apparve la più cambiata, non più isolata nel suo mondo fantastico, sensibile e piena di forza, capace di contenere emozioni, lievi ed intense, senza mai perdersi in esse, era come un antenna che vibrava captando le storie più incredibili e profondamente vere.
Ora i suoi piedi erano radicati a terra e la sua immaginazione libera da paure e condizionamenti vibrava captando sogni incredibili ma concretamente possibili. Si sentiva  così magica da fare apparire ogni cosa dal nulla.

Assieme le tre sorelle: Intelligenza, Lavoro e Fantasia diventarono le regine di un regno prospero e felice.
Ancora oggi quel regno è conosciuto come il luogo più magico, più ricco di cose, di conoscenza e di amore, ma a nessuno o a pochi viene in mente di andarlo a cercare.
Graziella

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