cuore di luce

L’imprevisto

Poco tempo fa mi sono chiesta se la mia vita fosse fatta solo di quello che stavo vivendo, perchè avvertivo in essa come una stasi, un fermo immagine, dentro il quale non sentivo di crescere, di misurarmi, di avanzare in quel processo di liberazione che è il percorso stesso della vita.
Ormai da tempo credo fermamente che si può misurare la propria natura affrontando gli accadimenti della vita come prove per la nostra evoluzione e credo che la curiosità e la volontà nell’affrontarle possano renderci migliori. Nel vivere le esperienze della vita terrena si scoprono vasti mondi di possibilità, si scoprono nuove risorse personali, angoli inesplorati del nostro modo di porci verso noi stessi e verso gli altri. Così quando mia figlia si è ammalata di una patologia che lega insieme il corpo, la mente e il suo cuore, ho avuto la sensazione di sprofondare dentro un baratro, dove sentivo solo freddo e buio, e un grande dolore che mi stringeva il petto.
Se non avessi lasciato che questo forte dolore si impadronisse di me, non avrei potuto sentire cosa si cela dietro il senso di colpa e quanto possa essere più facile prendersi le responsabilità di tutto quello che accade intorno a noi, piuttosto che ammettere che una parte della nostra vita e delle nostre emozioni sfugge al nostro controllo. Toccare il fondo, il proprio fondo serve ad ascoltarsi dentro, a sentirsi, ad ammettere che il mondo non può essere gestito solo da noi stessi e che una parte di esso si muove sull’imprevedibilità del percepire di ognuno di noi.
Quando si tratta di emozioni, poi, il campo dell’incontrollabile si allarga.
E proprio qui sta la mia lezione: se accetto l’ipotesi che non posso e non devo controllare tutto affinché gli eventi abbiano il loro corso naturale, divento automaticamente più generosa con me stessa, accolgo la probabilità dell’errore, dell’approssimazione. Che sollievo qualche volta poter finalmente dire: “non l’ho fatto, non ne avevo voglia” o meglio ancora “non ci sono riuscita, abbiate pazienza non sono perfetta…” o ancora e soprattutto:
“Ho fatto quello che in quel momento le mie possibilità mi consentivano di poter fare…”
Questo mi serve a non sentirmi totalmente responsabile perché altrimenti annienterei tutte quelle energie che mi occorrono per reagire e costruire una soluzione al problema. Dopo aver attraversato le emozioni più negative, riappare la Luce, l’alone della nuova possibilità ed ecco arrivare l’energia per l’idea di risoluzione e la voglia di applicarsi a realizzarla.
Una rinascita con la consapevolezza che attraversare il dolore, crea nuove possibilità.
Seconda lezione: quante volte ho letto e sentito che i figli non sono i nostri figli bensì anime a sé stanti con un proprio percorso e un proprio libero arbitrio?! Eppure sfido chiunque a dimostrare che riesce a considerare il figlio un essere umano a sé stante anziché un prolungamento di sé stesso. E’ proprio quando un figlio sceglie una strada diversa, sbagliata, non condivisibile, che ci rendiamo conto di quanto sia difficile amare senza interferire, intervenire senza sopraffare, accettare senza volere che sia diverso, questa è la vera lezione: amare un figlio anche non condividendo la sua scelta. Esserci e non fare, parlare e non cercare di convincere, desiderare e non volere, amare senza la presunzione di essere.
Questo sarà il mio nuovo modo di essere madre.
S.
9 marzo 2009

Desidero riferire a questo mio scritto alcuni passaggi dei messaggi arrivati a noi proprio in relazione alla mia disperazione del momento (i messaggi sono visibili in “Parole di Luce…”):

4.1.2009: “I cambiamenti, le emozioni più forti si presentano nel momento opportuno, tutto è frutto del lavoro fatto e che farete. Nella raccolta ci sono anche i frutti amari e sono quelli che vanno raccolti e studiati. Il percorso di ognuno di voi è lastricato anche di questi momenti, voi li chiamate tristi, ma qui non hanno la stessa identità, piuttosto sono considerati veicoli di crescita e come tali vanno analizzati, compresi, elaborati e trasformati. Qui non c’è niente da sapere, c’è solo da mettere in atto nuove istruzioni, quei fatidici cambiamenti che stai operando nel gruppo….”

“Il lato emozionale”:
“Il lato emozionale come abbiamo già detto altre volte è un aspetto importantissimo per lo sviluppo e la crescita del percorso spirituale. Ma tale importanza non deve essere un freno a tutto questo. Le emozioni devono essere mantenute in equilibrio e come tale vanno cavalcate cercando di mantenersi di non farsi disarcionare………..le emozioni non vanno vissute come freno ma come stimolo e quindi vanno affrontate con accettazione, determinazione e voglia “vera” di cambiare, di trasformarsi attuando quei percorsi di ripulitura che faranno risaltare ciò che uno ha dentro.”

“Imparare a vivere”:
“…..bisogna andare oltre le apparenze e gli ostacoli che la vita stessa e l’uomo vi pongono davanti. Deve cambiare l’approccio alla vita stessa intesa come mezzo di evoluzione e di raggiungimento dell’Altissimo…”

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