cuore di luce

Noi stessi nella coppia

L’andamento del mio rapporto di coppia sembra avere, nel tempo, un ritmo dolcemente altalenante, come quello delle stagioni dell’anno: dal desiderio di condividere nuove esperienze comuni che danno vita a nuovi progetti, alla fase esplosiva di realizzazione, dove si sente la volontà di fare qualcosa insieme, alla fase malinconica in cui ciascuno ritrova il contatto con se stesso e il bisogno di riposare proprio come fosse un’esigenza esistenziale. Poi un fermo immagine in cui apparentemente niente si muove ma il sentire interiore è forte: le emozioni sono contrastanti, talvolta violente, ci si mette alla prova, ci spaventa l’idea di una crisi e nasce il bisogno di confrontarsi.
In questa fase mi è capitato ultimamente di sentirmi incompresa e sola in un dolore forte, mio personale. L’idea che la persona che amo, con cui divido la mia casa e le mie giornate non fosse in grado di comprendermi, cioè di prendermi con sé per coccolarmi, sostenermi e condividere con me la mia angoscia, mi scatenava una grande rabbia. Una morsa al centro del petto.
Mi sentivo tradita nella mia aspettativa, nel mio bisogno di affetto.
Mi hanno insegnato che quando una persona cara ha bisogno di aiuto dobbiamo esserci, non si può scegliere di non partecipare, né tanto meno di non essere all’altezza della situazione. Per questo mi sentivo tradita, perché la mia cultura non prevedeva diverse modalità di comportamento. Come se l’incapacità del mio compagno a condividere il mio dolore fosse una sua scelta. Non avevo preso in considerazione il fatto che lui non fosse in grado di sostenermi in quel momento della sua vita e della mia vita. Non sempre i nostri tempi coincidono, e questo non lo valutiamo mai, e percepiamo l’incapacità dell’altro come un rifiuto ad aiutarci. Quando abbiamo bisogno di aiuto diamo per scontato che chi ci sta vicino debba darcelo e non ci viene in mente di chiederci se colui è in grado di farlo. Inoltre può essere addirittura probabile che l’altro stia vivendo una sua propria difficoltà che gli impedisce di essere solidale.
Infatti: mentre io chiedevo e mi aspettavo un forte aiuto che non ho ricevuto per l’incapacità di darmelo, venivo addirittura accusata di essere la causa di questa incapacità. Posso provare a spiegarmi meglio attraverso questa immagine: un giorno qualsiasi mi sento molto assetata e mi accorgo di avere ancora pochissima acqua nella mia borraccia, così mi avvicino alla mia fontana preferita per fare rifornimento ma mi accorgo che la fontana è secca. Mi stupisco: non era mai accaduto prima!! E mentre mi chiedo se morirò di sete mi si avvicina un assetato come me che mi chiede quella poca acqua che ancora mi resta nella borraccia. Tosta eh?!? Bene, attraversato il momento di sconvolgimento, di delusione, di dolore, mi sono stupita della considerazione che mi trovavo costretta a fare: chiedo aiuto e non solo non lo
ricevo ma scopro invece di doverlo dare ed ho capito tutto questo mentre parlando con il mio compagno di quelle che lui recriminava come mie colpe, gli ho detto senza pensare: “Se tu riuscissi a perdonarti ed accogliere dentro di te la tua parte approssimativa, passionale, arrabbiata, impulsiva, sognatrice, disperata, forse riusciresti ad essere meno rigido anche con me; ma se non lo farai prima con te stesso non posso sperare che questo accada con me. Provaci e forse, accogliendo te stesso, riuscirai ad accogliermi”.
Così come per magia la morsa nel petto si è allentata e il temporale di ieri ha lasciato spazio ad un timido raggio di sole.
p.s.: Forse la prova d’amore sta proprio in questo: andare oltre l’aspettativa, oltre il bisogno. Certo c’è dolore nel sostenere la propria angoscia e cercare di comprendere l’altro ma forse la prova è proprio questa. Dopo queste considerazioni ho ricevuto le parole dell’ultimo messaggio delle nostre guide spirituali sull’amore (“L’Amore” in Parole di Luce…): “Ognuno di voi sperimenta così le infinite forme di amore, arricchendosi del dare e del ricevere. Ma ogni forma vissuta è un’esperienza veramente e realmente vissuta perché permea inesorabilmente l’essere umano e il suo cuore.”
S.
30 marzo 2009

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