cuore di luce

L’amore

Gianna era una bambina coraggiosa che amava incontrarsi con tutti e tutto; credeva che l’amore fosse capire e comprendere gli altri e se stessa.
Crebbe quasi senza istruzione scolastica; le lezioni di scuola non la coinvolgevano e per quanto desiderasse imparare, niente di ciò che le insegnavano a scuola le entrava in testa. Decise di uscire dall’ambiente scolastico perché le procurava solo frustrazioni.
Smessa la scuola credette che le fosse preclusa per sempre la via del sapere. Questo la fece star male per tanto tempo, ma più che conoscere e sapere tante cose lei desiderava l’amore; nella sua vita non ne aveva ricevuto abbastanza. Aveva cominciato con il soffrire vedendo suo padre impegnato così tanto nel lavoro, da non avere sufficiente tempo per guardarsi intorno e vedere le cose belle e necessarie, senza le quali la vita diventa inutile e vuota. Forse avrebbe voluto amare ma tornando a casa la stanchezza era tale che desiderava solo mangiare e poi dormire. Sua madre invece era una casalinga, una donna intelligente e buona che però aveva paura di amare, forse temeva amando di perdere qualcosa di se stessa, per questo le fu più facile educare i figli alla dura disciplina del lavoro e del dovere, piuttosto che lasciarli liberi di esprimersi con semplicità e naturalezza, con gentilezza e perfino con durezza e crudeltà come naturalmente fanno i bambini. Loro amano e odiano ma sempre con la massima sincerità, mentre gli adulti vogliono educare tutti cominciando appunto dai bambini a non essere sinceri e a non mostrare quello che si pensa e che si sente. Quindi l’educazione, prevede dedizione al lavoro e sacrificio, l’amore è secondario perché per vivere ci vuole ben altro. L’amore scompare dentro una coscienza che si dimentica di avere. Il dovere ci impedisce di amare, il lavoro ci assilla troppo e spesso è rivolto solo alla conquista di beni materiali, crea divisioni e sempre più ci è difficile comprenderci reciprocamente. L’amore è fatto di cose belle e di cose brutte, di cose buone e cattive mescolate assieme, per questo è necessario distinguere il bello dal brutto e il bene dal male, confondere le due parti porta solo confusione e inconsapevolezza, inevitabilmente si subisce sia l’uno che l’altro. I bambini amano e odiano con naturalezza e sincerità sempre, mentre gli adulti vogliono soprattutto educare tutti all’amore, senza accorgersi di quanto poco loro sappiano amare.
Gianna si sposò, ed ebbe due figli. Le apparve subito in modo lampante e chiaro che il suo desiderio di conoscere e sapere, fallito clamorosamente nella scuola in realtà era un bisogno di ricerca di amore. Ancora non capiva che quel desiderio l’avrebbe in seguito spinta verso la ricerca della fonte stessa della vita e dell’amore. Con la nascita dei figli fu come se lei fosse finalmente riuscita a tuffarsi nel fiume della sua vita. L’amore ora lo viveva quotidianamente, lo leggeva nel sorriso dei suoi bimbi, nel pianto disperato che esprimevamo con tutto il loro corpo. Si, l’amore è fatto di gioie e di dolori, evitando di vivere il dolore si perde il contatto con la gioia e l’unico risultato che si ottiene è quello di allontanarsi dall’amore stesso e di conseguenza dalla propria coscienza.
Vedeva crescere i suoi figli ciascuno diverso dall’altro e al tempo stesso percepiva in entrambi lo stesso desiderio di amore che sempre aveva sentito dentro di se. Si stupiva nel vedere quante cose avevano imparato da soli i suoi figli, senza che nessuno li avesse educati o obbligati ad imparare.
La sua ricerca d’amore, con la nascita dei suoi figli progrediva senza sforzo, poteva incontrarsi con loro quasi in ogni momento, facilmente la accoglievano fino in fondo ai loro cuori; sentiva e condivideva le loro gioie e i loro dolori, e nessuno mai si sentiva solo.
L’amore che lei aveva conosciuto per lo più si fermava nella parola amore; “ti amo” è facile dirlo con la bocca ma il cuore quasi sempre rimane chiuso. Invece con i figli si sentiva libera di amarli e non aveva nessun bisogno di dirglielo, le parole erano troppo povere e non avevano senso. A volte come natura vuole i figli la facevano arrabbiare, ma con loro non si poteva fingere di essere arrabbiati, percepivano la sincerità e la portata reale della sua arrabbiatura. Inoltre non le veniva di affermare il suo potere su di loro, con la scusa di essere più matura e più intelligente, così come molti genitori fanno, semplicemente imparavano assieme e ciascuno a proprie spese. Lei non viveva per amare i figli ma per imparare a crescere assieme a loro. Momenti brutti, problemi impossibili da risolvere, momenti gioiosi e belli o terribili e tristi ma tutti giusti e utili per crescere ed imparare ad amare. Il suo modo di vivere assieme ai figli veniva spesso disapprovato dagli altri, così lontani e incapaci anche solo di intravedere la portata vera del loro rapporto.
Con l’inizio della scuola scoprì quanto poco essa insegnava ai ragazzi. Iniziò per lei il compito più ingrato, cercare di aiutare i suoi figli a non entrare nella spirale distruttiva della competizione, ma ahimè il seme della competizione che la scuola semina in ognuno è molto difficile da evitare, poteva solo cercare che non si radicasse in loro troppo profondamente e non crescesse molto.
Quando il suo primo figlio aveva circa due anni, lei si interrogò sulla morte: suo figlio sarebbe cresciuto fino a diventare un uomo, ed in pratica quel frugoletto che ora era, crescendo non sarebbe esistito più. Pensò che forse anche la morte non era altro che un cambiamento di forma?
Un’altra cosa di cui sentiva la mancanza era di non avere doti artistiche da sviluppare, non sapeva disegnare, non aveva attitudine alla musica, non sapeva cantare e nemmeno scrivere poesie come qualche sua amica faceva con una certa naturalezza. Ma malgrado tutto questo continuava a frullarle in testa il pensiero che la creatività fosse qualcosa d’importante che tutti indistintamente prima o poi sono chiamati a sviluppare.
Amava leggere e credeva che la parte psichica (quella studiata dalla psicologia) fosse un punto molto importante da conoscere nella vita di ogni individuo.
Infine del tutto causalmente si incontrò con lo yoga, una disciplina che unisce la mente al corpo, cominciò a sentirsi molto più sicura di se stessa: stava vivendo con più naturalezza e consapevolezza e il suo cuore senza sapere come e perché si apriva ogni giorno di più a tante cose che fino a quel momento non aveva mai notato e nemmeno creduto che esistessero.
Nel suo cuore stavano nascendo nuovi desideri, che la spingevano verso una nuova e più ricca ricerca di amore. Alla fine capì che si trattava della ricerca dell’amore di Dio. Ma questa è un’altra storia che un giorno spero di riuscire a raccontarvela.
Graziella

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