cuore di luce

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Meditazione del 24.06.2013 S.F.

domenica, 21 luglio 2013

“ …Tu devi avere chiaro che la Luce è eterna e tu sei Luce che la rappresenta. Il cammino come esperienza divina, è la strada per avvicinarvi ad essa. Che la calma e la serenità dimorino nei vostri cuori, attingetene quando volete! Serve forza, volontà, ma anche delicatezza, impegno per arrivare a comprendere le vostre difficoltà. ……il cammino spirituale ha  necessità di condivisione, ascolto, confronto, dove ritrovare energia e stimolo a proseguire quello che in verità  è solo e soltanto la propria crescita: l’alleggerimento mentale di limitazioni psichiche che stringono l’ascesa al Divino. Meccanismi per i quali uno corrisponde al suo uno e che rimandano ad una ridondanza infinita che, se non compresa, non dona niente, non porta fine. Lo scopo è attraversare quei meccanismi per superarli e renderli innocui, anche quando si ripresenteranno.

Domanda/ Chi siamo noi spogliati di tutto questo?

Risposta/ Voi siete esseri di Luce puri, originali, autentici figli della Luce Divina che permea l’universo. Riavvicinandovi ad essa potrete esserle di aiuto e di sostegno ai vostri cari che ne hanno bisogno. Alleggerire se stessi per riavvicinarsi il più possibile alla fonte Divina, significa poter amare il prossimo con il cuore e con la guida Divina, significa essere portatori di pace, di Amore e di libertà infiniti. Significa poter dare un senso compiuto alla propria esistenza e a quella altrui. Significa essere nella Luce, per la Luce, per noi stessi e per gli altri. Punto di riferimento, di ascolto, di amore e tenerezza per chi ancora non la conosce. Essere un faro nella notte buia, essere una luce d’Amore nella disperazione. Essere calore nell’abbandono, speranza nel dolore.

Domanda/ Come possiamo essere tutto questo, noi così difettosi?

Risposta/ Senza difetti non c’è aggiustamento, e in questo e per questo nasce la ricerca di altre possibilità non ancora conosciute. La consapevolezza è il primo passo. La gioia per la vita in sé deve sostenere e accompagnare voi umani che già ne avete di consapevolezze. Avete coscienza di cosa vuol dire scegliere di comprendere la propria sofferenza per farne strumento di crescita. Valore aggiunto per valutare voi stessi in modo diverso, altro da sempre. Il percorso di vita è impervio e doloroso ma anche meravigliosamente sorprendente, pronto a regalare serenità  se si accoglie la consapevolezza e il senso da dare agli accadimenti, specie all’indesiderato e indesiderabile. Le prove più forti, più dure sono quelle per le quali siete chiamati a dare un senso che rappresenti il loro superamento. Se così non fosse esse si ripresenteranno sotto altre vesti. La sofferenza va patita e oltrepassata, va assunta la responsabilità di sostenerla, mai sfuggirla.

Domanda/ Talvolta ci siamo chiesti se sia più utile entrarci dentro per superarla o semplicemente attraversarla e basta….

Risposta/ Solo nello stare si fa esperienza, ci si misura in quello stato, in quella dimensione emotiva. Non fuggire, resta, prendi con te, elabora, lascia ciò che ormai ha fatto la tua esperienza e non ti serve più. Sentiti a casa, in pace con te ogni volta che accadrà, perché parliamo di un grande passo avanti. Questi sono i meccanismi da superare: abitudini a non far tesoro, a non saper cogliere quale messaggio Divino, del vostro karma, è insito in ciò che vi accade, in ogni momento che voi descrivete brutto o bello.

Domanda/ Perché anche i momenti belli sono importanti…..

Risposta/ Se consideri l’effetto che ha su di te il sentirti Luce Divina la risposta è scontata. Si, certo! anche e soprattutto nella meraviglia dell’Essere è implicita la pace infinita, la gioia, l’assenza di dolore ma anche di pensiero e di emozioni….Che la Pace sia sempre con te e con le persone a te vicine, che la Luce Divina vi assista , vi sostenga, vi protegga, vi illumini ora e sempre!

Domanda/ Non mi hai detto chi sei?

Risposta/ Sono la voce del tuo Cuore, la voce della tua coscienza.”

Meditazione del 29.06.2013 S.F.

domenica, 21 luglio 2013

“…..l’importante è essere aperti, accogliere ognuna e ciascuna diversità. Queste non hanno molta importanza, è essenziale altrimenti entrare nella vostra coscienza di esseri senzienti, molto più consapevoli di quanto immaginate o credete. Credere e immaginare non serve se solo prestate attenzione all’ascolto e nella sua difficoltà riuscite a distinguere i vostri limiti, le vostre paure, ansie, preoccupazioni che altro scopo non hanno che quello di frenarvi. Lasciate fluire e nel fluire affiorano nuove consapevolezze, accenni di nuove visioni, un nuovo arricchimento per la vostra coscienza. Lasciate andare e lascia fluire….  La vera coscienza è lasciare ogni bagaglio per avvicinarsi all’altro con il Cuore leggero, libero e pieno di Amore.  Il Cuore libero è la gioia di essere e sentirsi Luce Divina. Che la Pace ti accompagni ora e sempre…”

A.G.

Canta la Gioia

domenica, 21 luglio 2013

Canta la gioia di essere Divino, di sentirti tale sempre, quando ridi e quando piangi

Canta la gioia di avere un cuore colmo di Amore

Canta la gioia di sentirti consapevole del disegno Divino che è in te

Canta la gioia di essere in te, con te, per te Luce Divina che illumina intorno a sé

Canta la gioia nel donare Amore

Canta la gioia, la bellezza, la semplicità della vita

Canta la gioia per le tue nuove consapevolezze

Canta la gioia di appartenere all’infinito Amore Divino

Canta la gioia del tuo regno

Nel canto della tua gioia la Luce risplende in te e intorno a te,

Tutto si illumina, un sollievo ti abbraccia!

Meditazione del 29.6.2013 S.F.

Meditazione Silvia

domenica, 14 aprile 2013

Il mondo crede di aver compreso tutto il senso della Vita, dell’esistenza sulla terra, ma è ancora lontano dal suo vero significato.

Essere è esserci per tutti, con tutti.

Il cammino è verso la propria forza e poi verso gli altri.

Un vero eroe conosce la sua missione e ognuno di voi, sulla terra, è l’eroe della propria vita.

Un eroe non è tale se ancora non ha chiaro lo scopo del proprio vivere e non ha attivato tutte le sue energie per raggiungerlo.

Voi siete nati per diventare Eroi della vostra vera vita: esseri senzienti, consapevoli del senso di Amore che unisce tutte le creature viventi del pianeta, dei pianeti. Così come la mia missione è rendermi al servizio di chi chiede aiuto nel suo purificarsi. In quel momento ogni parte di me è al servizio di chi ha bisogno. Così dovrebbe essere per ciascuno di voi terrestri, mortali, ancora legati a legami mentali condizionanti. Una prigione di pensieri che vi impedisce il collegamento con l’Amore divino. Un collegamento costante che, se attivato, vi permette di sentire ciò che è giusto fare per voi stessi e per gli altri. Poveri esseri ancora stretti in morse di pensieri e desideri ossessivi che vi impediscono di far vibrare il vostro vero Cuore.

Cos’è la vita se non il senso della comunità, dell’Altro?

L’uomo solo non è più uomo.

L’uomo è consono alla sua missione solo in relazione con gli altri.

Questo il vero lavoro da fare per riuscire ad avvicinarsi a Dio.

Ciascuno a suo modo e con le proprie capacità, ma questo è l’unico canale attraverso il quale dovete impegnarvi a superare ogni vostro limite: karmico e caratteriale.

Capito questo, sentirete una nuova apertura in Voi che vi spingerà ad essere ancora più impegnati con voi stessi e con gli altri.

…..Tutto è parte della vita intesa come percorso di crescita spirituale: ogni aspetto della vita di tutti i giorni! Parti da questo principio e vedrai che nessun momento delle giornate ti sembrerà meno utile alla tua crescita spirituale. Ogni parola, ogni gesto, ogni movimento porta in sé il suo valore e la sua propria energia.

La vita è tutta spirituale, se solo riesci a sentirla in questo senso.

E’ l’approccio e il senso che gli dai che la rende più o meno diversa da prima.

E’ in questo il cambiamento, il percorso che cambia la melodia e restituisce un nuovo suono.

Lavorare su te stessa serve a restituirti sempre, ogni volta, una nuova consapevolezza.

Non sentirti inadeguata, inutile o poco spirituale;

Tu sei spirito in ogni tua cellula, Amati come noi ti amiamo e con l’amore per cui e con cui sei stata creata.

M.A. 17 febbraio 2013

Meditazione di Silvia

Il nostro treno

sabato, 29 settembre 2012

Il mondo e i suoi passeggeri viaggiano senza sosta, c’è poca Luce, c’è poca attenzione,  la vita scorre inesorabile e senza alcun controllo.

Tanti vagano alla ricerca della “felicità apparente”, che però non è in grado di restituire quella pace e quella serenità così tanto bramate.

Cosa si può fare per arrestare questo treno che sembra non prevedere fermate?

Prendere  in mano la vita, scegliere di essere il macchinista del proprio treno e del proprio percorso, nella consapevolezza di essere l’unico responsabile del viaggio intrapreso.

Può essere una presa di coscienza dolorosa ma è l’alternativa per scendere, per riuscire a sbarcare da una fuga senza fine, per riprendere il comando della postazione e per diventare “clandestino” del mondo in fuga.

All’inizio ci sentiamo “clandestini” anche nei confronti di noi stessi, e questo ci blocca, non ci si riconosce e fuori dal treno in fuga si reagisce con la convinzione di sentirsi persi, si cerca di abbandonare le vecchie abitudini ma stentiamo a rimetterci in moto, e poi arrivano le paure, quelle che ci chiedono di ritornare a bordo, di risalire nel vagone della non-consapevolezza e di continuare il viaggio al sicuro insieme agli altri.

Ma via via che si allenta il vagare senza meta e si pone l’attenzione al proprio treno, si sente di rimanere in movimento, e in questo movimento c’è anche lo spazio per fermarsi.

Si comincia così a prenderci uno spazio, a donarci un attimo, sapendolo accogliere dentro di noi, e così un passo alla volta, si inizia a riflettere e a rivolgere l’attenzione su di noi, su chi siamo e cosa vogliamo essere, e su dove andare.

E così la figura del “clandestino” non ci spaventa più, ci diventa sempre più familiare e ci comincia a piacere perchè si riesce ad alzare la testa, a pensare con la propria testa, a guidare finalmente il treno della nostra vita.  Finalmente si scorgono nuovi e più ampi orizzonti, si comincia a “sentire” la vita attribuendole quell’attenzione e quell’importanza che la rende unica e magica al tempo stesso.

Paola

29 settembre 2012

Lavoro gruppo Silvia - Quercianella 2011

lunedì, 1 agosto 2011

LAVORO DEL GRUPPO COORDINATO DA SILVIA

CONCENTRAZIONE:
Sabato ore 9,00 ha inizio il lavoro di gruppo.

Silvia chiede: “Qual è la vostra esperienza personale a proposito del non giudicare, del non avere aspettative, e dell’accettazione? Potete leggere al gruppo quello che avete scritto in proposito?”

Inizia Gianna che racconta di aver avuto un grande cambiamento quando ha lavorato sulle emozioni e sugli schemi che queste le creavano. Approfondire il concetto del karma l’ha molto aiutata. Dice che per lei è difficile non fare intervenire l’egoismo e che il non giudicare nasce dall’accettare. La sua difficoltà è ritornare in se stessa dopo un lavoro energetico, cioè integrare un equilibrio tra fisico ed eterico.

Paolo,il babbo di Davide, non ha potuto scrivere, ma vorrebbe comunque portare la sua esperienza attraverso le parole: soffriva di attacchi di panico, sentiva di non stare bene, si sentiva molto condizionato e allontanarsi da casa era diventato un problema. Ha iniziato un percorso con Fabrizio dove è riuscito a scoprire una visione diversa del suo mondo. Considerava le persone intorno a sé non come possibili amici bensì come possibili nemici, si chiedeva spesso che cosa volessero da lui, era sempre sospettoso. Sentiva di durare una grande fatica. Ora sta molto meglio e gli sembra di affrontare le cose in modo migliore. Gli chiedo qual è la chiave di svolta che gli ha permesso questo cambiamento. Paolo risponde che bisogna amare le cose, amare le persone. Ancora non si rende conto di quanto riesca a farlo ma sente che quello che riesce a fare gli ha già cambiato la vita.

Chiara ha sempre sentito il bisogno di risolvere nodi che le vengono dall’infanzia. Per questo si è avvicinata alla meditazione della quale ha subito potuto apprezzare lo scorrimento dell’energia dal ch. di base al ch. del cuore, partendo da uno stato di solitudine e di paura, ha cercato la presenza di Dio. La paura era il motivo della sua ricerca: aveva scarsa stima di se stessa. Ora si sente diversa, riesce a sentire ciò che prova e ciò che fa, sente di essere, si sente più libera. Vuole essere presente a se stessa anche se sente di avere ancora molte difficoltà sulle aspettative.

Franco considera che questi 3 temi sono quelli che cerca di dipanare da tempo. Gli chiedo come si è posto in proposito e risponde di averci provato, ma sente delle resistenze in se stesso, non saprebbe dirci quanto è cambiato. Il percorso del gruppo di meditazione per lui somiglia molto ad un altro percorso di gruppo al quale ha partecipato. Dice che il Cristo per lui è sempre stato il risorto e non la Passione. Ci ricorda una lettera scritta da Padre Pio ad una suora in crisi:”Tu ti senti arida, proprio tu che mi hai insegnato a pregare!”.

Daniele C. E’ felice di notare i piccoli risultati del nostro lavoro, per lui è stato importante anche solo portare l’attenzione al respiro. Nel quotidiano trova l’applicazione del non giudicare, difficile, dice, ma crede che conti molto l’intenzione, si rendo conto di quando giudica e ci riflette. Secondo lui le aspettative le applichiamo quando non siamo presenti a noi stessi. Lui si aiuta tenendo presente l’attenzione al Cuore.

Maresco sente di non avere aspettative, si ritiene una persona semplice che trascorre la maggior parte del tempo al lavoro. Cerca di non giudicare anche se il suo lavoro lo porterebbe a farlo. Crede di essere un po’ menefreghista ma anche fortunato. Gli chiedo se porta l’attenzione a quello che fa e risponde di soffermarsi il “giusto” specie sulle cose degli altri, cerca di non farsi toccare più di tanto da cose che non lo riguardano anche se le sente, le avverte.

Paolo chiede a Maresco come fa a non farsi toccare dalle cose, a non avere aspettative familiari, quando invece persone come lui devono combattere per ottenere qualcosa che ad altri viene naturale. Chiara aggiunge che in genere è la tua famiglia che ti da quello di cui tu hai bisogno perché si ha bisogno di supporto, di apprezzamento… Maresco risponde che non ne ha bisogno ma che lo sente comunque…Chiara gli chiede se questo gli basta, se si sente appagato…Maresco dice di non sentire grandi cose ma di sentirsi sereno.

Roberta racconta la sua esperienza partendo dalla consapevolezza di aver trascorso la sua vita dicendo sempre e soltanto “si” per compiacere gli altri, per fare andare le cose secondo il suo schema, le sue immagini. Ma la vita va diversamente, ci dice, è arrivata la sofferenza che l’ha portata a guardarsi dentro ed ha visto cose che non le piacevano. Faceva molto per ricevere, ora cerca di accettare la vita così com’è, ora riesce a confrontarsi con la sua paura. Si è trovata scoperta, senza protezioni, vuota, ha anche pensato di farla finita, poi le si aperta una porta a lei sconosciuta. Ha accettato di rischiare rimettendosi in gioco, ha cominciato a vedersi come Roberta, si alzava per trascorrere le giornate con se stessa, era lei che decideva cosa fare per se stessa. Chiara le chiede: “Era uno sforzo?” Roberta le risponde che non lo era, ha scelto di abitare in una casa più piccola perché questo la faceva sentire contenuta. La nuova prospettiva la consolava finchè si è occupata della nuova casa, poi si è sentita di nuovo male. Un’amica l’ha portata sul cammino di Santiago e questa esperienza le ha tirato fuori molte cose, si è scoperta in alcuni aspetti e non si è piaciuta, si è resa consapevole delle proprie responsabilità ed ora cerca di non avere aspettative: desidera cambiare ed accettare le cose come vengono.

Giuliana ci dice di essere cresciuta senza sentirsi accettata e perciò non si accettava lei stessa, aveva molta rabbia. Conoscere il karma e la reincarnazione le hanno insegnato a perdonarsi, ha imparato ad accettarsi, a spengere l’interruttore dei pensieri negativi. Silvia le chiede come vive oggi il non giudicare, l’accettazione e il non avere aspettative. Giuliana risponde che prima era normale per lei giudicare, oggi sente che è bene non farlo. Ha avuto molte aspettative, avrebbe voluto anche soltanto essere ringraziata qualche volta…anche da parte dei nipoti.

Giulia sente di essersi sempre divisa in 2 parti: una razionale e l’altra libera. Ha sempre sentito il bisogno di conciliare la troppa razionalità con la sua parte libera. Sente di avere molte aspettative e sa di essere stata giudicante.

Silvia dice che il giudizio e le aspettative ci sono perché non ci accettiamo per come siamo, a lei è accaduto così: noi non accogliamo i nostri difetti, le nostre mancanze. Se riusciamo ad accettare noi stessi, a perdonarci, ci è più facile accettare le diversità dell’altro.

CONSAPEVOLEZZA
Silvia chiede “Sulla base di quanto avete raccontato prima, quali sono le consapevolezze raggiunte da ciascuno di voi?”

Roberta: ora si sente meno condizionata, libera di fare ciò che decide e si è attivata per non rifare gli stessi errori. Si è accorta di dover accettare anche la separazione di suo figlio perché anche lui stava uscendo dallo schema a cui aveva aderito, ora Roberta è consapevole di non soffrire più se suo figlio decide per conto proprio.

Gianna: di fondo sente di essere stata sempre molto ribelle, la rabbia la dominava, si comportava all’opposto di come gli altri si aspettavano da lei e così non era se stessa. Oggi riesce a staccarsi dalla rabbia e dalle emozioni, si sente più tranquilla, ha recuperato una parte di sé, ha iniziato a volersi bene.

Daniele C.: E’ importante per lui riuscire mostrare la parte ilare e cerca anche di esprimere la sua sensibilità, vuole poterla mostrare, non vuole essere come vogliono gli altri. Sentire che c’è una spina alla quale può attaccarsi al bisogno è una grande possibilità per lui, gli da un approccio diverso alla vita.

Maresco: Ai suoi figli non dice più di tanto perché preferisce che facciano esperienza, li lascia liberi di farsi esperienza perché è convinto che l’esperienza ci formi. Talvolta evita di esprimere la propria opinione perché si rende conto che può non essere adatta per l’altro. Crede nella solidarietà, soprattutto verso gli amici e prima ancora di giudicarli, li aiuta. Silvia gli chiede “Maresco se un bambino ti chiedesse qual è l’ingrediente giusto per questa ricetta tu che cosa gli risponderesti?”. Maresco risponde: “Non lo so non posseggo ricette giuste, so solo che sono aperto a quello che c’è oggi, domani non lo so..”

Franco: ci riporta una frase che lo ha colpito “Quanto peggiore è la persona accanto a te, tanto meglio per te” e ci dice che tanto più sei in difficoltà, tanto più possibilità hai di arricchirti, di vaccinarti, di crescere. Questo lo ha aiutato ad accorciare i tempi di recupero con sua moglie, perché così l’altro non viene ferito mortalmente. Ciascuno ha fatto un proprio percorso ma tutte le strade per lui, portano a Roma. L’importante è trovare la forza di porci domande a vicenda. La sua ricerca era quella di capire quali sono i meccanismi di convivenza: parlarsi senza ferirsi, usando parole che non creano solchi. Il nostro modo di proporsi può essere rivisto e questo non vuol dire annientarsi. Trovare nuove risorse in noi per essere buoni compagni di viaggio.

Silvia racconta un esempio propostole a suo tempo per farle comprendere quanto possano essere diversi e distanti i punti di vista, eppure sempre tutti veritieri. Così dice che se mettessimo un paio di occhiali su un tavolo e ci sedessimo tutti intorno a quel tavolo ognuno di noi avrebbe una “veduta” degli occhiali molto diversa e distinta da quella degli altri ma non meno vera, perché “dal suo punto di vista” gli occhiali gli appaiono nel modo in cui la persona li vede. Qui ci sono molteplici variabili da considerare per comprendere la diversità e la ricchezza dell’altro, a partire dalla storia familiare di ciascuno, dal carattere personale, dalle esperienze che ci hanno formati, per arrivare alla percezione del mondo esterno a noi stessi che è diversa per ognuno. Ecco perché di fronte all’altro non dobbiamo giudicare.

Chiara dice che non tutti si mettono nei panni dell’altro e Silvia risponde che sarebbe bene iniziare da noi stessi a farlo.

Franco sottolinea quanto è importante cambiare noi per cambiare l’altro.

Gianna aggiunge che le sicurezze ci tengono fermi.

Paolo dice che quando ha smesso di pretendere le risposte che voleva ha iniziato a riceverle. Quando non si crea aspettative ma sente di avere solo un desiderio, passa dal pretendere all’attendere. Ha ricevuto risposte da suo figlio quando ha smesso di chiederle. Vorrebbe stare meglio, si sta sforzando per questo e vorrebbe che stessero meglio anche le persone intorno a lui perché se lo meritano. Crede di aver raggiunto questo risultato proprio perchè non se lo aspettava.

Giuliana oggi è consapevole di esistere, non si sente più come prima solo una serva per gli altri, uno zerbino: si è accolta e sente di volersi bene, oggi pone attenzione ai suoi desideri. Dipinge, passeggia, apparecchia la tavola pensando a quello che sta facendo, si compra un mazzo di fiori perché le piacciono molto e non aspetta più, invano, che qualcuno glieli regali. Chiara le chiede qual è stato il passaggio significativo di questo cambiamento. Giuliana risponde di aver letto molto e di aver trovato molti suggerimenti nella lettura.

A questo proposito Silvia racconta di quando il suo maestro di yoga le ha insegnato a quanta attenzione si può portare nel semplice gesto di poggiare un piede a terra durante una passeggiata. Se si riesce a portare l’attenzione alla pianta del piede potremmo percepire la tipologia del suolo, il contrasto della nostra pianta che gli si adatta, il movimento della suola della scarpa, la pressione della gamba sul suolo, il corpo che si solleva a avanza… tutto questo in un solo movimento di passo…questa è meditazione , portare l’attenzione in ogni gesto, in ogni sensazione e movimento…essere presenti a noi stessi nel momento in cui siamo intenti a…

Giulia ha percepito la consapevolezza di avere il desiderio riascoltare, di percepire, di sentirsi nuova, diversa e scopre con meraviglia di fare nuovi incontri, nuove amicizie, nuove possibilità…

CONTEMPLAZIONE:
L’attenzione svela nuove consapevolezze. Silvia invita ognuno a contemplare per qualche secondo l’immagine scelta su cui portare la propria attenzione.
Nel guardare l’immagine Giuliana la vede raddoppiarsi e muoversi. Gianna racconta che, per quanto la sua immagine fosse apparentemente “pesante” l’ha vista sollevarsi sospesa nell’aria. Chi si è sentito rilassato, chi libero, chi leggero….portare l’attenzione fissa, concentrarsi all’immagine ha regalato nuove visioni, movimenti diversi, sensazioni nuove. Essere presenti a se stessi con attenzione ci porta al di là della dimensione terrena e mentale….

CONCLUSIONI:
Silvia estrapola così il sunto delle testimonianze raccolte:
Roberta: Attraverso l’accettazione di vivere fuori dallo schema che si era imposta Roberta ha scoperto se stessa e le sue possibilità.
Gianna: Ha trovato se stessa ed ha imparato a volersi bene dopo aver smesso di aspettarsi di essere accolta e accettata dagli altri, solo così si è potuta perdonare, accogliere e accettare per com’è.
DanieleC.: ha scoperto che è molto importante concedersi di essere se stessi anche e soprattutto nell’esprimere la propria sensibilità e che per poter fare questo è fondamentale essere presenti a se stessi.
Maresco: non conosce ingredienti giusti per una buona ricetta ma sente importante per lui di essere aperto al vivere l’oggi.
Franco: Nel trovare la forza di farsi le domande trova nuove risorse per essere un buon compagno di viaggio. Sente che le difficoltà arricchiscono e che se cambia lui cambia anche l’altro.
Paolo: Quando ha smesso di pretendere gli è arrivato quello che non si aspettava.
Giuliana: oggi riesce a porre attenzione a se stessa questo la fa sentire bene, le fa sentire di vivere, di essere viva, non si sente più sola, si sente presente a se stessa.
Giulia: con l’attenzione rivolta a se stessa anche Giulia sente in sé nuove possibilità.
Chiara: il disagio muove la sua ricerca che attraverso l’energia le restituisce fiducia e senso di libertà.

Silvia

Lavoro gruppo Paola - Quercianella 2011

lunedì, 1 agosto 2011

RITIRO QUERCIANELLA 10-11-12 giugno 2011

Paola parte da un suo fatto personale per iniziare il lavoro e poi ciascuno di noi interagirà dando il suo contributo. In un ritiro 7 anni fa alla Sambuca, dopo una notte agitata, andò alla Rocca e fece alcune domande a cui arrivarono le risposte:
“chi sono io?” e “quale è il senso della mia vita?”. Con le risposte ricevute è iniziato un percorso di lavoro profondo, da qui si è messa in discussione molte volte, riflettendo su se stessa e mettendosi in ascolto della propria anima, perché non si amava e non si accettava. E’ partito quindi un lavoro di attenzione su cosa voleva, su cosa era importante per lei, maggiore attenzione non solo al suo corpo, ma all’interno, alla sua anima, alla sua essenza.
Oggi ci chiede: cosa c’è di più bello dell’opportunità in questa vita di migliorarci e di fare qualcosa per noi stessi? Nessuno può farlo per me, devo farlo io per vivere meglio, per accettarmi, per accettare le persone e le situazioni.
Cosa c’è di più bello che scoprire la propria Bellezza?

Daniele: la bellezza dell’essere è quella di potersi modificare, non prendersi come qualcosa di congelato, è riuscire a cambiare se stesso, è la capacità dell’organismo di rigenerarsi, curarsi, adattarsi, è la bellezza della complessità.
Quello che ricevo dal tuo messaggio e mi piace è l’invito a migliorare i rapporti con le persone, poiché è in questo che ho difficoltà e sofferenza.
Mi piacciono molto i tre principi di stamani (non giudicare-accettazione-no aspettative) ma ancor di più la trasformazione e l’evoluzione di me stesso.
Non ho bisogno di spiritualità, ma subisco il fascino della bellezza, di ciò che è dentro e fuori; le cose si possono prendere da un lato o da un altro, le vediamo secondo uno schema di lettura personale, la mia lettura connaturata è di non soddisfazione.
Vivo meglio da qualche anno perché ho imparato ad aver fiducia che non accadono cose solo negative, non vengono solo per farti star male, bisogna saper guardare le cose lucidamente e sapersi anche prendere le proprie responsabilità, anche se è più facile addebitarle ad altri. Ho da anni una diagnosi non bella, che è la sclerosi multipla o a placche, ma ho fiducia nella capacità dell’organismo e della mente, tanto da non farci attenzione. Fin dall’infanzia ho vissuto con sensibilità ed attenzione verso il mio organismo.
L’esperienza della Sambuca dell’anno scorso e dell’apertura del cuore mi ha riempito di energia e mi ha dato consapevolezza dell’esistenza di energie, nelle quali prima non credevo. Ho acquisito fiducia e spinta nel futuro.

Paola legge: “nella vita occorre avere il coraggio sufficiente per fare dei passi, anche se sono sbagliati. Il cammino della saggezza è nel non aver paura di sbagliare perché le delusioni, le sconfitte e i fallimenti ci insegnano che chi persiste nel suo impegno e trae profitto da ogni caduta, vincerà.1)”. Abbiamo 24 ore su 24 per sperimentarci e cambiare: il sentirsi meglio dentro è la spinta per andare avanti.
Ognuno ha la sua vita, esperienze belle o brutte, ma bisogna sempre reagire, si fa sempre un passo per andare avanti e prendere un pezzettino di consapevolezza, che si mette dentro, consapevoli di fare un cammino che serve a noi. Se c’è un minimo di consapevolezza, volontà di guardarsi dentro e di cercare, poi la pratica la sperimentiamo su di noi.
Possiamo decidere di fermarci, o di trasformarci; quando cominciamo a trasformarci stiamo meglio.

Marco: il mio cambiamento parte dalla meditazione, sono sempre stato scettico e, a differenza degli altri, notavo che con la pratica di meditazione acquisivo per me calma e lucidità. La morte di mia zia l’anno scorso e l’esperienza di dolore mi hanno dato la possibilità di muovermi rendendomi utile ma al tempo stesso di rimanere tranquillo: per la prima volta sono stato ad un funerale come se fossi ad una festa. Dal dolore e dalla staticità mi sono reso conto di potermi muovere tranquillamente in casi così gravi, e in una situazione di dolore sono riuscito a dare il 130 per cento.
La consapevolezza della morte mi ha aiutato a vivere con serenità questo evento e mi si sono aperte tante possibilità: sono cioè estremamente disponibile a fare e a prendere quello che viene dalla vita, anche se domani mi dicessero che muoio. Mi viene spontaneo prendere quello che viene, non ho problemi con l’accettazione e il non porsi aspettative; quello che ci tocca prima o poi arriva.

Paola è rimasta colpita dalla lettura del libro “Il mondo di Sofia” perché coglie l’incapacità dell’adulto di stupirsi e il fatto di dare tutto per scontato. Invece secondo lei esiste la possibilità che nasca in noi un moto, un interesse attivato da persone, libri.., e di vedere altri aspetti di una cosa o di una persona, e ci invita a tenere una finestra aperta su un mondo diverso da quello che ci viene proposto, per tornare a stupirci.

Daniele: anche la sua storia assomiglia a quella di Marco, solo che lui non era scettico quando si è avvicinato alla meditazione, ma era aperto; non ha visioni, ma sta bene.
Dopo l’esperienza della Sambuca ha avuto una gran carica, stupore e gioia.
Vive il presente, non ha pensieri; per molto tempo ha vissuto in salita, con fatica, poi ha iniziato a vivere in discesa, a togliersi i macigni che non facevano parte di lui, dipende molto da come ti alzi la mattina (da come ti poni mentalmente), tutto dipende dall’atteggiamento mentale, come ci si approccia alla cosa.

Alice: sono sempre stata una persona molto razionale e con aspettative grandi verso mio padre. Col tempo queste cose crescono fino a sfociare e ho trovato sfogo nella bulimia, una malattia che ti consuma lentamente e a questo si è aggiunto il sentirsi uno “schifo” verso chi sta male per cause naturali, senza causarselo come facevo io. Ho avuto bisogno di aiuto, ma è stato difficile chiederlo, perché ci vuole consapevolezza; mi sono avvicinata al gruppo perché penso di trovare delle risposte.
Con la consapevolezza si può iniziare, fare un lavoro, ma se non sei tu il primo a volerti aiutare, non fai niente; ho chiesto aiuto e sono stata aiutata. Sono stata ricoverata in una clinica psichiatrica e ne sono uscita diversa, ma il cammino è lungo e ci vuole tanta volontà nel proseguire. Per arrivare all’obiettivo ci vuole la consapevolezza che, anche risbagliando potrai conoscerti meglio e questo ti dà forza interiore. Il mio problema è non avere aspettative soprattutto verso me stessa e riuscire a gestire le mie emozioni.

Paola: anch’io mi procuravo il vomito perché da piccola mi costringevano a mangiare e ce l’avevo con chi, pur volendomi bene, voleva obbligarmi a mangiare per soddisfare il suo bisogno di sentirsi utile. Pensavo di avere il controllo e invece facevo male a me stessa, mi ci è voluto tanto tempo ma poi ho capito che quello era il loro modo di darmi amore. Alla fine si era creato un muro così alto che non si arrivava a niente, quindi anche io non riuscivo più a ricevere il loro amore, né a darlo. Ognuno ha il suo meccanismo di ripresa però sto imparando che gli eventi negativi non vanno accantonati ma maturati e superati.

Daniele: anche lui ha avuto difficoltà in famiglia, come secondogenito ha ricevuto meno attenzioni; succede di non capirsi e che ci sia incomunicabilità, dipende da come riusciamo a relazionarci, abbiamo idee costruite addosso. Importante è liberarsi dai condizionamenti.
In queste tre principi ci sono le modalità per stare meglio con se stessi e con gli altri, bisogna dare il giusto peso e fiducia a se stessi. Nei rapporti con se stessi e con gli altri ci sono vari modi: puoi costruire qualcosa con le cose negative oppure solo con quelle positive e lasciar perdere le altre; importante è investire per stare meglio.

Paola: ha imparato a metabolizzare quello che aveva chiuso dentro, non può più sfuggire ai suoi problemi.

Valentina: c’è dolore nello scioglimento dei problemi, ognuno trova la sua modalità; più è profondo e ti da dolore, tanto meno puoi evitarlo. Il dolore è connaturato e certi meccanismi li devi attraversare.

Paola: attraverso certi strumenti come il non giudicare, l’accettazione e il non porsi aspettative posso fare un passo verso il superamento del dolore.

Daniele: se accetto c’è meno dolore.

Marco: se prendi atto che c’è un problema sei già a metà strada.

Alessandro: la mia vita è impostata in maniera del tutto diversa: la soddisfazione dei miei desideri è una costante, al 95% se desidero una cosa mi viene data senza neanche sforzi, arriva beata. Se mi arriva qualcosa di male è perché l’ho voluto io, non ho insoddisfazione, quando taglio è perché l’ho voluto. L’unica aspettativa più difficile è la conoscenza perché è un desiderio che mi percuote, è talmente vasta che non si arriva mai a possederla. La bramosia del sapere non viene appagata perché più sai e meno sai e questo credo sia l’insoddisfazione umana.

Cristina: sono partita verso la meditazione grazie a Fabrizio, sentivo energia dentro, ero molto chiusa e non avevo rapporti. Vedevo che stando in mezzo alle persone cambiavano gli umori in base anche al mio atteggiamento e siccome mi piace l’armonia intorno a me, credo di poterla ottenere ponendomi nella maniera giusta, ma non chiedetemi come perché non lo so. Se sento tensione soffro e ricerco l’armonia, perciò mi scatta qualcosa dentro che fa calmare tutto intorno a me.
Paola: questo è il cambiamento energetico che modifica la direzione del pensiero e anche la sua energia, per cui si può cambiare l’umore negativo e passare dall’arrabbiatura verso uno stato di armonia.
Come avere meno pensieri o dirottarli da un’altra parte? La volontà fa investire nuova energia.

Daniele: bisogna affrontare in modo giusto la terapia; mi ha aiutato un pranoterapeuta, che mi ha dato qualcosa in cui credere. E’ come ci si pone con gli altri: se sorridi, prendi tanti sorrisi dagli altri.

Cristina vede che c’è tanta più disponibilità da parte degli altri, le si avvicinano di più.

Paola: nell’apertura si dà tanto, ma si riceve anche tanto.

Cristina dice che era permalosa, ma ora non se la prende più e ci scherza.

Paola: bisogna cercare di vivere con più leggerezza. Bisogna accettarsi e accettare gli altri.

Cristina: non pensa a ciò che deve fare, lo rimuove, quindi vive nel presente

Marco: non si può vivere i giorni futuri senza crearsi ansia.

Laura legge una frase del Dalai Lama che ha trascritto: “ci sono due giorni in cui non puoi fare niente: ieri perché è passato, domani perché deve arrivare. Oggi è il giorno in cui puoi fare tutto”. Sono stata in situazioni di dolore, ora invece riesco ad essere distaccata, sopra le righe, e questo mi aiuta molto. Sono una persona calma, anche in situazioni di tensione, che dentro però immagazzina stando male se non riesce ad aggiustare le cose. Tendo a non reagire emotivamente per carattere ed ho bisogno del mio tempo per elaborare la situazione, ne riparlo dopo per chiarire.

Valentina è più istintiva e questo la frega.

Alessandro dice che anche la riflessione frega.

Paola suggerisce a Laura di spiegarci la sua capacità di “distacco emotivo”.

Laura continua così: mi devo fermare da sola e ripensare a ciò che è accaduto per elaborarlo con calma, vederlo da un altro punto di vista, oppure scrivo a me stessa. Specialmente nel lavoro, a scuola, ci tengo ad instaurare un clima sereno e di dialogo con gli alunni e per raggiungerlo è indispensabile seguire una linea comune con le mie colleghe/insegnanti. E’ questo che voglio e lo ottengo.
Ho bisogno di serenità e pongo sopra ogni cosa l’interesse dei bambini e l’armonia dell’ambiente.

Paola dice che per lei invece è più congeniale vedersi in cima alla Sambuca osservando in fondo alla valle la situazione, riuscendo a distaccarsi grazie alla distanza visiva e fisica. La visione di lontananza l’aiuta a viversela meglio come se fosse fuori dal pantano.

Patrizia: io adotto un altro sistema che è quello di vivere fino in fondo le mie emozioni, poi mi stufo e mi distacco totalmente. Non si riesce a comunicare e a farsi capire perché ognuno vive soggettivamente e allora se vedo che non c’è possibilità mi distacco dalle emozioni e trovo una soluzione andando io incontro agli altri, cambiando io.

Valentina: sto vivendo un cambiamento, dopo un lungo periodo di stasi. Mi sento responsabile di ciò che mi succede, prima invece no, e ho paura di non saper gestire o affrontare ciò che viene. Utile è il non giudicarsi e il distacco, accetto il mio cambiamento perché l’ho voluto e non do per acquisito ciò che mi è arrivato.
Sono emotiva e vivo fortemente ciò che mi accade, è difficile non avere aspettative; a differenza di Alessandro ho diversi bisogni, ora però mi viene di più ciò che desidero; ho visto soffrire, poi elaborare e superare.

Alice interviene dicendo che non c’è differenza fra realizzare cose grandi o piccole, ma la ruota gira.

Valentina ribatte che lavora sul non avere aspettative, riconosce che tutto gira, ma
l’uomo ha dei bisogni e vuole soddisfarli.

Paola: quando si ha dei bisogni, perché non si è raggiunto ciò che si voleva, è necessario attivare il distacco; se prima invece ci si carica di emozioni ci si limita, distaccandoci invece viviamo con leggerezza – ci vuole volontà, ma non desiderio.

Daniele: si possono avere sogni, desideri, ma non aspettative; vivo giorno per giorno.

Valentina: occorre definire se è un’aspettativa o un progetto, ma sempre in relazione alla mia crescita; l’obiettivo è trovare equilibrio e lo sperimento, ma è un esercizio che ci accompagna per tutta la vita.

Marco: mia madre mi trattava da persona “normale” cioè io non mi sentivo speciale in quanto non sentivo evidentemente quell’alone di magia che si instaura in un rapporto madre-figlio. Questa cosa mi ha poi condizionato nei miei rapporti futuri, e solo con un lavoro personale sono riuscito a stare meglio e sentirmi accettato per come sono, capendo che lei forse riusciva a trasmettere il suo volermi bene in altri modi perché nessuno aveva fatto con lei quello che io avrei voluto.

Consapevolezza – discussione

Paola: sono consapevole che ci sono questi principi e li metto in pratica.
Cosa posso mettere in pratica per rendermi consapevole e incrementare questa
consapevolezza?

Alessandro: secondo me si arriva alla consapevolezza attraverso la conoscenza di un problema etc.., e poi c’è la tolleranza che applichi sulla conoscenza. La consapevolezza è un fiume in divenire, basata sulla conoscenza. E’ qualcosa che hai già assimilato e sei in equilibrio, così riesci a capire e a tollerare.

Valentina: più che tollerare è accettare.

Alice: tollerare è una via di mezzo.

Marco: tollerare non ti porta mai all’accettazione.

Alessandro: che è più completa.

Alice: prima c’è consapevolezza, poi accettazione.

Paola: quando realizzo che ho un problema e che dipende da me, se lo voglio affrontare ne divento consapevole; ci sono più gradi di consapevolezza. Nel cambiamento arrivo ad una conoscenza perché conosco un aspetto nuovo di me che prima non conoscevo.

Alessandro: per lui la consapevolezza è già assimilata, se c’è un problema è conoscere che esiste.

Viene fuori una domanda: quali strumenti si attivano per arrivare alla consapevolezza?

Paola: parla del capitello della colonna che c’è nella pieve di Pian di Scò, in cui sono raffigurati: un uomo nudo con degli strumenti di lavoro, simbolo del lavoro materiale, un uomo a cavallo, che rappresenta gli strumenti che ci possono aiutare, un’aquila, simbolo dell’elevazione e infine un personaggio con un lungo abito che rappresenta la conoscenza. Tutto ciò indica che ci vuole sia la pratica, che la conoscenza, è questo il senso della vita.

Valentina: per me la consapevolezza è conoscenza profonda (di un problema), distacco emotivo e accettazione, non direi tolleranza altrimenti rimane qualcosa che non hai elaborato e continui a subire.

Paola: se ho un problema, me ne rendo conto e in genere lo evito; se voglio risolverlo, ci lavoro sopra.

Alessandro: prima ne prendo conoscenza

Paola: oppure ne prendo coscienza, poi ci lavoro; lavoro su me stessa.

Alessandro: consapevolezza è un’elaborazione, è conoscenza elaborata.

Valentina: bisogna vedere le possibilità da attivare.

Patrizia: per arrivare alla consapevolezza, bisogna conoscere ed elaborare: è una conoscenza elaborata del problema. E’ una conoscenza profonda del problema con avvenuto distacco emotivo che porta all’accettazione.

Alessandro: la conoscenza deve essere più completa possibile.

Patrizia: quindi deve essere vista da tutte le sfaccettature, ma da lontano, col distacco (è uno strumento), quindi sfrondata da emozioni, ammassi vari etc…

Valentina: quando c’è consapevolezza, c’è già distacco.

Paola: alla base dell’elaborazione del problema c’è il non giudizio, l’accettazione e il non avere aspettative, sono tutti strumenti per elaborare la conoscenza e arrivare alla consapevolezza.

La discussione si è conclusa con l’elaborazione di una formula, non matematica, elaborata da Marco:
la conoscenza è composta dei seguenti strumenti: elaborazione e distacco; attraversando l’elaborazione prendiamo consapevolezza e ci distacchiamo dal problema abbandonando lo stato di bisogno perché lo accettiamo. Possiamo dire che i termini noti della seguente proporzione sono: conoscenza, consapevolezza e accettazione. Se vogliamo trovare l’incognita (noi stessi) possiamo dire che

X = conoscenza x consapevolezza
accettazione

Per quanto riguarda la contemplazione l’abbiamo condivisa elaborando ciascuno la propria esperienza su un oggetto o un’immagine a lei/lui particolarmente significativa.

Un grazie di cuore a tutti i partecipanti del gruppo e in particolar modo alle due “scrivane”, Patrizia e Valentina che hanno permesso tutto questo lavoro.
Paola

1) tratto dal libro “La donna dalla coda d’argento” di Hernan Huarache Mamani

Lavoro gruppo Luana - Quercianella 2011

lunedì, 1 agosto 2011

Verbale del gruppo di Luana

Prima di tutto Luana ci chiede: “Perché ognuno di noi è qui oggi?”

Davide: “Per imparare a stare meglio con me stesso e con gli altri”.

Valeria: “Perché c’è Fabrizio ma forse anche per me stessa”.

Claudio: “Per isolarmi dalla confusione del mondo e riflettere su noi stessi. Per ritrovarsi e per stare meglio”.

Lara: “Sono venuta qui per sentire le mie emozioni senza filtri, né barriere”.

Marzia: “Sento che il lavoro di gruppo mi fa bene e mi migliora”

Fabio: “Frequento il gruppo perché c’è la Gianna e mi piace questo modo di lavorare per cercare le energie sia per me ma anche per migliorare il mondo. Parte da noi stessi il cambiamento per cambiare il mondo. Insieme si fa di più. Gli argomenti come non giudicare, non avere aspettative sono importanti perché il mondo oggi è pieno di indifferenza e bisogna aumentare l’attenzione verso gli altri e verso chi ci circonda”

Caterina: “Sono venuta qui nella certezza che in questa situazione sarei stata bene. Ritagliarsi 48 ore di quiete è un lusso e ho la percezione di fare qualcosa per me stessa. Condivido ciò che ha detto Fabio. Mi piace poi questa semplicità con cui affrontiamo certi temi così profondi”.

Maria: “Sono qui perché credo di essere stata chiamata, nel senso che ho iniziato da tempo un mio percorso interiore. Poi ho trovato la Roberta e ho deciso di lasciarmi andare, pensando di essere stata chiamata. Penso che ci stiamo tutti incontrando di nuovo”

Luana: “È una libertà questo gruppo. Mi sento IO con tutti e sto bene per la prima volta in vita mia e sono molto grata perché non mi sento giudicata e posso esporre con sincerità”.

Parla Valeria e poi Luana su quando e come è partito il gruppo, su come Fabrizio ha creato Prana 2000, circa 11 o 12 anni fa (e poi viene fuori la data del 1997). Marzia dice che il gruppo si è ingrandito perché gli altri ci vedono stare bene e Valeria dice che si percepisce questo. Luana mette in evidenza la grande libertà di dire e di fare all’interno del gruppo.

Caterina: “Nello scritto che abbiamo portato oggi mi è venuto di fare delle considerazioni tra l’anno scorso e quest’anno. E ho fatto dunque una relazione sugli argomenti di cui abbiamo parlato anche ieri: il non giudicare, la non aspettativa e l’accettazione.

E qui ognuno di noi legge il proprio scritto che dovevamo preparare per il ritiro a Quercianella.

Maria: “ Ho cercato e non mi veniva in mente niente da scrivere. Poi ho riletto il mio diario trovando una risposta che cercavo l’anno scorso. Mi chiedevo infatti quale fosse il mio compito nella società e se può esser vissuto con il mio percorso spirituale? Un anno fa mi ero risposta che era possibile facendo qualche attività come il teatro. Ma era giusto?
E poi l’8 giugno ho scritto: basta comportarmi in modo naturale, senza aver aspettative e cercando di non giudicare. Grazie alla meditazione mi sento più forte e decisa. Grazie”.

Marzia: “Apertura del cuore, perché porta serenità e lucidità. L’insicurezza e le debolezze invece mi fanno perdere il contatto con ciò che è. Ho però modificato tanti schemi e certe cose non pesano più. Sento il cambiamento ma il cammino continua. Mi sembra un cerchio dove c’è volontà, forza e fiducia”.

Lara: “Mi sento molto fortunata a vivere in questo momento, a vivere in questo posto e sono grata a Dio di aver incontrato il gruppo, la meditazione. Mi sento migliorata ma ancora ho tanta strada da fare! Sto cercando di imparare a fidarmi di più delle mie emozioni, del mio cuore, del mio sentire le energie delle cose e delle persone. E anche questo per me significa crescere e volermi più bene”.

Claudio: “Consapevolezza del giudicare. Come non ricadere in questi sbagli? Essere consapevoli di ciò che ci circonda: accettiamo le cose che arrivano, bisogna pensare al nostro cammino e invece non sempre ci si sofferma. Ogni discorso che facciamo ci aspettiamo una risposta che magari arriva diversa scatenando così delle energie che fanno male agli altri e a noi stessi. Questo nostro perbenismo scaturisce da delle forze dentro di noi e dobbiamo capire se la nostra reazione proviene dal cuore o no.
Non giudico: accetto. Cosa mi ha dato la vita oggi? Cosa aspetto? Niente e tutto. Bisogna migliorarsi.
E poi il karma: evitando di dare giudizi. Che gli altri prendano le proprie decisioni. Sono gli altri che devono prendere per buone o no le mie parole.

Caterina: “Un anno fa avevo problemi con la collega e vedevo sleale la collega nelle mie aspettative. Ad un anno di distanza mi sento cambiata e vivo meglio e più intensamente il mio quotidiano. Mi riconosco di giudicare ancora ma cerco di essere più consapevole e una lucidità diversa regna su di me”.

E qui Luana interviene dicendo che sono quelli che ti fanno più male che ti insegnano di più.
Davide non ha scritto, ma a proposito del non giudicare, no aspettative e accettazione dice: “Sto meglio, il giudizio c’è ancora perché sento anche il giudizio degli altri che mi da molto fastidio, specie se ci azzeccano. Però mi sento un po’ più libero”.
Maria dice che bisogna comunicare e cominciare ad esternare e dire ciò che si prova.

Qui si apre una riflessione sulla gentilezza che viene scambiata per debolezza, specialmente sul posto di lavoro.
Caterina: “ Ci sono dinamiche che portano alla sopraffazione e al pettegolezzo”.
Lara: “Anche io sento che con i miei colleghi di lavoro sono stata troppo permissiva e questa mia voglia di pace e armonia è stata scambiata per remissività e debolezza. E ora sento invece che devo dire con cortesia, ma anche con determinazione, quando c’è una cosa che non mi va”.

Claudio: “Quando ero al lavoro spesso cercavo di prendere le cose con ironia e con più leggerezza”.

Caterina: “Sono comunque grata alla mia collega perché ho imparato dal suo modo di fare e ho dovuto appropriarmi anche delle sue qualità. Le persone intorno ci fanno crescere”.

Arriva Maurizio. Luana chiede anche a lui perché è qui. Maurizio: “Perché c’è la Paola e voglio condividere questa situazione con lei e con il gruppo. E poi qui ho dei ricordi legati al passato e mi fa piacere ritornare in questi luoghi dopo tanto tempo”.

Caterina: “Vorrei far presente a Davide che è stato davvero bravo a portare i suoi genitori qui al ritiro. Non tutti sono capaci di coinvolgere gli altri in queste cose, soprattutto i genitori, e in particolare il padre”.

E tutti siamo d’accordo su questo.
Poi si apre una riflessione. Fabio dice di sentirsi fortunato per la famiglia dove ha vissuto e forse anche per il periodo in cui ha vissuto i suoi anni da ragazzo, in un periodo di contestazioni, di fermenti, con gli hippies, i figli dei fiori, ecc. Poi sono invece arrivati gli anni ottanta che per lui sono stati sinonimo di repressione, consumismo, superficialità. È vero che siamo noi a scegliere come vivere però ci sono anche cose esterne molto forti, come la televisione, il lavoro, la fretta che ci condizionano. Secondo Fabio per trovare la verità e avvicinarsi alla verità bisogna trovare l’equilibrio tra spiritualità e razionalità.

Maria: “È anche perché faccio il mio lavoro che ho iniziato un mio percorso personale e spirituale perché ho iniziato sempre più a mettermi in discussione e a guardarmi allo specchio”.

E qui di nuovo si parla di fiducia nell’umanità: Fabio ne ha molta e Maria dice che forse in questo momento gli uomini stanno cercando di alzare la testa perché ci siamo trovati imprigionati. Lara poi dice che la natura con i suoi cataclismi è qui per ricordarci che noi uomini siamo parte di essa e non possiamo solo domarla.
Marzia dice: “Secondo me cambia tutto se parte dall’individuo, cercando di svincolarsi dai condizionamenti della società e se riesco a capire di non aver bisogno di tante cose”.

Anche qui si apre un dibattito sulla “rivoluzione”, che può essere storica e della comunità, ma deve partire prima di tutto da noi stessi.
Lara dice che spesso manca quello che viene definito ‘buon senso’e Claudio è d’accordo dicendo che bisogna anche ammirare la natura e rispettare delle regole per potersi rispettare.

Si è fatto già quasi mezzogiorno e Luana dice di spostarci per fare contemplazione. Ci spostiamo dunque alla terrazza e decidiamo di contemplare il mare davanti a noi. Luana confida più tardi che ha visto Valeria commuoversi ed emozionarsi durante la contemplazione e questo l’ha molto colpita.

FINE VERBALE

*********

Riassunto che Luana ha letto a tutto il gruppo durante l’incontro del sabato pomeriggio.

11 giugno 2011
Mattinata di condivisione a Quercianella

Ho chiesto perché ognuno di noi è qui e tutti del gruppo, più o meno, mi hanno risposto che fa bene, migliora e aiuta a riflettere su se stessi.
Davide per imparare a stare meglio con se stesso e con gli altri.
Valeria per Fabrizio e per se stessa.
Maurizio per condividere con la Paola e poi in questi luoghi ci è già stato in passato e voleva rivederli.
Claudio per isolarsi dalla confusione del mondo e riflettere su noi stessi, ritrovarsi e stare meglio.
Lara per sentire le proprie emozioni senza filtri, né barriere. Marzia perché il lavoro di gruppo le fa bene e la migliora.
Fabio per seguire la Gianna e cercare di conciliare prima di tutto noi stessi e il mondo e aumentare l’attenzione verso gli altri e ciò che ci circonda.
Caterina: Nella certezza di stare bene e la percezione di fare bene per se stessa e per gli altri condividendo anche il pensiero di Fabio.
Maria: è qui perché si sente come chiamata, ha conosciuto la Roberta e si è lasciata andare seguendo l’istinto.
Luana: è una libertà questo gruppo, mi sento IO con tutti e sto bene per la prima volta in vita mia e sono molto grata perché non mi sento giudicata e posso esporre con sincerità.

Poi abbiamo letto ciò che ognuno di noi ha scritto senza giudizio, parlando di come ognuno di noi cerca di non giudicare, di non avere aspettative e di accettare ciò che la vita ci mette davanti ed è un primo passo per renderci consapevoli che la vita si può prenderla anche in un altro modo, partendo da noi stessi, non rimanendo attaccati al giudizio degli altri e delle loro emozioni.

È stata una bellissima mattinata piena di sole, vicino al mare che con il suo movimento ondoso ci riconciliava con tutto il mondo. La condivisione che abbiamo avuto è stata costruttiva, piena di consapevolezza per gli altri e per noi stessi. Quando saremo a casa avremo il ricordo di questo fine settimana così intenso e costruttivo per quello che ognuno di noi si è proposto di fare, cioè vivere la vita con leggerezza e amore, comprendendo le debolezze che ognuno di noi ha e cercando di far del nostro meglio per superare tutte le prove che la vita ci darà.
Se nella nostra mente tratteniamo rabbia, l’invidia, la gelosia, i cattivi pensieri, il giudicare gli altri allora vivremo una vita grigia e pesante. Se invece riusciremo a volare alto, facendo scomparire tutti questi pensieri pesanti vivremo una vita serena, leggera e piena di amore e affronteremo le avversità con un altro modo.

Luana